{"id":701,"date":"2016-11-08T15:20:29","date_gmt":"2016-11-08T15:20:29","guid":{"rendered":"http:\/\/empatici.com\/?p=701"},"modified":"2016-11-08T15:25:44","modified_gmt":"2016-11-08T15:25:44","slug":"bambini-ogni-tanto-un-po-di-noia-fa-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/empatici.com\/?p=701","title":{"rendered":"Bambini: ogni tanto un p\u00f2 di noia fa bene"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/empatici.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/aburrido.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/empatici.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/aburrido-300x201.jpg\" alt=\"aburrido\" width=\"300\" height=\"201\" class=\"alignnone size-medium wp-image-700\" srcset=\"https:\/\/empatici.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/aburrido-300x201.jpg 300w, https:\/\/empatici.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/aburrido.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Tra collezionare oggetti e collezionare esperienze ho sempre preferito le esperienze. Anche per i bambini sono convinta che un corso di atletica (o di qualsivoglia altra disciplina) sia meglio di una playstation. Tuttavia, se poi le \u201cesperienze\u201d da fare diventano davvero troppe mi chiedo se non siano tossiche pure quelle.<\/p>\n<p>A questo proposito, anni fa ho letto la storia di una mamma, la quale raccontava di come, mentre i figli erano da alcuni parenti, si fosse resa conto, improvvisamente, di quanti giocattoli avevano. Aveva anche notato come, spesso, si lamentassero di \u201cnon aver nulla da fare\u201d. Spinta da tali riflessioni, aveva dunque raccolto la maggior parte dei giocattoli e li aveva portati in cantina, per darli via.<\/p>\n<p>Aveva tenuto solo alcune cose: i libri, matite, pennarelli e tutto l\u2019occorrente per disegnare, alcuni pupazzi preferiti e quattro o cinque giochi con i quali aveva visto i figli giocare pi\u00f9 spesso. Tornati i figli a casa non aveva detto assolutamente nulla. Loro erano entrati nella stanza e, improvvisamente, si erano accorti che molte cose erano sparite.<\/p>\n<p>Poi, raccontava la mamma in questione (la quale li spiava dalla stanza accanto), qualcosa di magico era accaduto. Sorpresi e ammutoliti i bambini non avevano protestato ma avevano cominciato ad aggirarsi per la stanza, straniti e sognanti, e infine, forse improvvisamente felici di aver perso qualcosa per recuperare dello spazio vuoto, avevano iniziato a giocare insieme inventando un nuovo gioco, fatto di cose invisibili.<\/p>\n<p>Del resto, qualunque adulto sa per esperienza cosa pu\u00f2 accadere sotto l\u2019albero di Natale, quando la logica iper-inflattiva raggiunge il suo acme: tra i giocattoli ricevuti, spesso il bambino (se ancora piccolo), finisce per scegliere l\u2019oggetto meno sofisticato.<\/p>\n<p>Ci ho ripensato in particolare pochi giorni fa, quando ho sentito un\u2019altra storia, per certi versi simile. Era contenuta in un podcast registrato negli Stati Uniti, della serie \u201cmom podcast\u201d, una raccolta di conferenze e di dialoghi tra mamme su argomenti di interesse per genitori ed educatori.<\/p>\n<p>Una mamma aveva raccontato che, in seguito alla crisi finanziaria, la sua famiglia aveva dovuto tagliare alcune spese. Anche i figli ne avevano risentito perch\u00e9 aveva dovuto sospendere tutte le attivit\u00e0 extra curriculari che i ragazzi svolgevano ogni giorno. Niente pi\u00f9 nuoto o pianoforte, judo o ceramica, hockey e teatro. I ragazzi (ne aveva tre, preadolescenti e adolescenti), dopo un primo momento di libert\u00e0 e di rilassamento se ne erano lamentati e avevano dovuto imparare a riorganizzarsi i loro pomeriggi.<\/p>\n<p>Poi era successo qualcosa: i ragazzi si erano accorti che alcune delle attivit\u00e0 che prima svolgevano non gli mancavano per niente. Tutto sommato era bello farne a meno. Al tempo stesso si erano resi conto che ad alcune cose non volevano rinunciare. Una delle figlie, che non aveva mai fatto volentieri gli esercizi di pianoforte, si mise a suonare tutti i pomeriggi, per non dimenticare quello che aveva imparato sino a a quel momento.<\/p>\n<p>Insomma \u2013 raccontava la mamma americana \u2013 i suoi figli, privati di tante esperienze, avevano improvvisamente capito ci\u00f2 che amavano veramente e ci\u00f2 di cui, invece, potevano forse fare a meno e che, magari, avevano iniziato a fare solo perch\u00e9 lo facevano altri amici.<\/p>\n<p>In entrambe queste storie di vita vissuta l\u2019improvvisa privazione aveva fatto emergere qualcosa di importante nella conoscenza di s\u00e9. Nel vuoto, in altre parole, era nata una nuova pienezza, derivante dal riconoscere di avere bisogno \u2013 tutto sommato \u2013 di poche cose (ma quelle poche\u2026 di volerle tanto). Less is more, insomma.<\/p>\n<p>I nostri figli sono diventati le principali prede del consumismo alimentato dalle grandi aziende: basta guardare le pubblicit\u00e0 che fanno in televisione tra un cartone animato e l\u2019altro. Ogni tanto, quindi non mi pare male insegnare loro a fare un po\u2019 di spazio, un po\u2019 di vuoto.  Lo psicoanalista Masud Khan affermava l\u2019importanza di lasciare periodicamente la propria mente \u201ccome un campo a maggese\u201d.  Ecco, mi pare, una buona indicazione da seguire, per i bambini e\u2026per gli adulti.<\/p>\n<p>Elisabetta Cassese <a href=\"http:\/\/www.educazioneglobale.com\/2014\/05\/bambini-ogni-tanto-un-po-di-noia-fa-bene\/\">http:\/\/www.educazioneglobale.com\/2014\/05\/bambini-ogni-tanto-un-po-di-noia-fa-bene\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra collezionare oggetti e collezionare esperienze ho sempre preferito le esperienze. 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