{"id":818,"date":"2017-03-06T10:40:07","date_gmt":"2017-03-06T10:40:07","guid":{"rendered":"http:\/\/empatici.com\/?p=818"},"modified":"2017-03-06T10:41:17","modified_gmt":"2017-03-06T10:41:17","slug":"818","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/empatici.com\/?p=818","title":{"rendered":"Intervista al Papa Francesco"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/empatici.com\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/papa.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/empatici.com\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/papa-300x135.jpg\" alt=\"papa\" width=\"300\" height=\"135\" class=\"alignnone size-medium wp-image-819\" srcset=\"https:\/\/empatici.com\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/papa-300x135.jpg 300w, https:\/\/empatici.com\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/papa.jpg 335w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nRiportiamo di seguito l\u2019intervista che il Santo Padre Francesco ha rilasciato al periodico \u201cScarp de\u2019 tenis\u201d, mensile della strada, progetto editoriale e sociale sostenuto da Caritas Ambrosiana e Caritas Italiana. L\u2019intervista \u00e8 stata realizzata in preparazione della visita del Papa nella diocesi di Milano, in programma il 25 marzo 2017:<\/p>\n<p><strong>Santo Padre, parliamo del popolo degli invisibili, delle persone senza dimora. Poche settimane fa, all\u2019inizio dell\u2019inverno e con l\u2019arrivo del grande freddo, ha dato ordine di accoglierli in Vaticano, di aprire le porte delle chiese. Come \u00e8 stato accolto il suo appello?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019appello del Papa \u00e8 stato ascoltato da molte persone e da molte parrocchie. In tanti l\u2019hanno ascoltato. In Vaticano ci sono due parrocchie e ognuna di loro ha ospitato una famiglia siriana. Molte parrocchie di Roma hanno aperto le porte all\u2019accoglienza, e so che altre, non avendo posto nelle canoniche, hanno raccolto il denaro per pagare l\u2019affitto a persone e famiglie bisognose per un anno intero. L\u2019obiettivo da raggiungere deve essere quello dell\u2019integrazione, per questo \u00e8 importante accompagnarli per un periodo iniziale. In tante parti d\u2019Italia \u00e8 stato fatto molto. Le porte sono state aperte in molte scuole cattoliche, nei conventi, in tante altre strutture. Per questo dico che l\u2019appello \u00e8 stato ascoltato. So anche di molte persone che fanno offerte in denaro affinch\u00e9 si possa pagare l\u2019affitto per le persone senza dimora.<\/p>\n<p><strong>In passato tutto il mondo ha scritto delle scarpe del Papa, scarpe da lavoratore e camminatore e recentemente i media sono rimasti sorpresi, e hanno raccontato, del Papa che \u00e8 andato in un negozio per comprarne un paio nuove. Perch\u00e9 tanta attenzione? Forse perch\u00e9 oggi si fatica a mettersi \u2013 come Scarp de\u2019 tenis invita a fare &#8211; nelle scarpe degli altri?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 molto faticoso mettersi nelle scarpe degli altri, perch\u00e9 spesso siamo schiavi del nostro egoismo. A un primo livello possiamo dire che la gente preferisce pensare ai propri problemi senza voler vedere la sofferenza o le difficolt\u00e0 dell\u2019altro. C\u2019\u00e8 un altro livello per\u00f2. Mettersi nelle scarpe degli altri significa avere grande capacit\u00e0 di comprensione, di capire il momento e le situazioni difficili. Faccio un esempio: nel momento del lutto si porgono le condoglianze, si partecipa alla veglia funebre o alla messa, ma sono davvero pochi coloro che si mettono nelle scarpe di quel vedovo o di quella vedova o di quell\u2019orfano. Certo non \u00e8 facile. Si prova dolore, ma poi tutto finisce l\u00ec. Se pensiamo poi alle esistenze che spesso sono fatte di solitudine, allora mettersi nelle scarpe degli altri significa servizio, umilt\u00e0, magnanimit\u00e0, che \u00e8 anche l\u2019espressione di un bisogno. Io ho bisogno che qualcuno si metta nelle mie scarpe. Perch\u00e9 tutti noi abbiamo bisogno di comprensione, di compagnia e di qualche consiglio. Quante volte ho incontrato persone che, dopo aver cercato conforto in un cristiano, sia esso un laico, un prete, una suora, un vescovo, mi dice: \u00abS\u00ec, mi ha ascoltato, ma non mi ha capito\u00bb. Capire significa mettersi le scarpe degli altri. E non \u00e8 facile. Spesso per supplire a questa mancanza di grandezza, di ricchezza e di umanit\u00e0 ci si perde nelle parole. Si parla. Si parla. Si consiglia. Ma quando ci sono solo le parole o troppe parole non c\u2019\u00e8 questa \u201cgrandezza\u201d di mettersi nelle scarpe degli altri.<\/p>\n<p><strong>Santit\u00e0, quando incontra un senza tetto qual \u00e8 la prima cosa che gli dice?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abBuongiorno\u00bb. \u00abCome stai?\u00bb. Alcune volte si scambiano poche parole, altre volte invece si entra in relazione e si ascoltano storie interessanti: \u00abHo studiato in un collegio, c\u2019era un bravo prete\u2026\u00bb. Qualcuno potrebbe dire, ma cosa mi interessa? Le persone che vivono sulla strada capiscono subito quando c\u2019\u00e8 il vero interesse da parte dell\u2019altra persona o quando c\u2019\u00e8, non voglio dire quel sentimento di compassione, ma certamente di pena. Si pu\u00f2 vedere un senza tetto e guardarlo come una persona, oppure come fosse un cane. E loro di questo differente modo di guardare se ne accorgono. In Vaticano \u00e8 famosa la storia di una persona senza dimora, di origine polacca, che generalmente sostava in piazza Risorgimento a Roma, non parlava con nessuno, neppure con i volontari della Caritas che la sera gli portavano un pasto caldo. Solo dopo lungo tempo sono riusciti a farsi raccontare la sua storia: \u00abSono un prete, conosco bene il vostro Papa, abbiamo studiato insieme in seminario\u00bb. La voce \u00e8 arrivata a San Giovanni Paolo II che sentito il nome, ha confermato di essere stato con lui in seminario e ha voluto incontrarlo. Si sono abbracciati dopo quarant\u2019anni, e alla fine di un\u2019udienza il Papa ha chiesto di essere confessato dal sacerdote che era stato suo compagno. \u00abOra per\u00f2 tocca a te\u00bb, gli disse il Papa. E il compagno di seminario fu confessato dal Papa. Grazie al gesto di un volontario, di un pasto caldo, a qualche parola di conforto, a uno sguardo di bont\u00e0 questa persona ha potuto risollevarsi e intraprendere una vita normale che lo ha portato a diventare cappellano di un ospedale. Il Papa l\u2019aveva aiutato, certo questo \u00e8 un miracolo ma \u00e8 anche un esempio per dire che le persone senza dimora hanno una grande dignit\u00e0. Nell\u2019arcivescovado a Buenos Aires sotto a un androne fra le grate e il marciapiede abitavano una famiglia e una coppia. Li incontravo tutte le mattine quando uscivo. Li salutavo e scambiavo sempre due parole con loro. Non ho mai pensato di cacciarli via. Qualcuno mi diceva: \u00abSporcano la Curia\u00bb, ma la sporcizia \u00e8 dentro. Penso che bisogna parlare alle persone con grande umanit\u00e0, non come se dovessero ripagarci di un debito e non trattarli come fossero poveri cani.<\/p>\n<p><strong>Molti si domandano se \u00e8 giusto fare l\u2019elemosina alle persone che chiedono aiuto per strada; lei cosa risponde?<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono tanti argomenti per giustificare se stessi quando non si fa l\u2019elemosina. \u00abMa come, io dono dei soldi e poi lui li spende per bere un bicchiere di vino?\u00bb. Un bicchiere di vino \u00e8 l\u2019unica felicit\u00e0 che ha nella vita, va bene cos\u00ec. Domandati piuttosto che cosa fai tu di nascosto? Tu quale \u201cfelicit\u00e0\u201d cerchi di nascosto?<\/p>\n<p><strong>O, al contrario di lui, sei pi\u00f9 fortunato, con una casa, una moglie, dei figli, cosa ti fa dire \u00abOccupatevi voi di lui\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Un aiuto \u00e8 sempre giusto. Certo non \u00e8 una buona cosa lanciare al povero solo degli spiccioli. \u00c8 importante il gesto, aiutare chi chiede guardandolo negli occhi e toccando le mani. Buttare i soldi e non guardare negli occhi, non \u00e8 un gesto da cristiano. Come si pu\u00f2 educare all\u2019elemosina? Racconto un aneddoto di una signora che ho conosciuto a Buenos Aires. Mamma di cinque figli (a quel tempo ne aveva tre). Il pap\u00e0 era al lavoro e stavano pranzando, sentono bussare alla porta, il pi\u00f9 grande va ad aprire: \u00abMamma c\u2019\u00e8 un uomo che chiede da mangiare. Cosa facciamo?\u00bb. Tutti e tre, la pi\u00f9 piccola aveva quattro anni, stavano mangiando una bistecca alla milanese, la mamma dice loro: \u00abBene, tagliamo a met\u00e0 la nostra bistecca\u00bb. \u00abMa no mamma, ce n\u2019\u00e8 un\u2019altra\u00bb dice la bambina. \u00ab\u00c8 per pap\u00e0, per questa sera. Se dobbiamo donare, dobbiamo dare la nostra\u00bb. Con poche semplici parole hanno imparato che si deve dare del proprio, quello di cui non vorresti mai separarti. Due settimane dopo, la stessa signora and\u00f2 in citt\u00e0 per sbrigare alcune commissioni e fu costretta a lasciare i bambini a casa, avevano i compiti da fare e lasci\u00f2 loro la merenda gi\u00e0 pronta. Quando torn\u00f2, trov\u00f2 i tre figli in compagnia di un senzatetto a tavola che stavano mangiando la merenda. Avevano imparato troppo bene e troppo in fretta, di certo era un po\u2019 mancata loro la prudenza. Insegnare alla carit\u00e0 non \u00e8 scaricare colpe proprie, ma \u00e8 un toccare, \u00e8 un guardare a una miseria che io ho dentro e che il Signore comprende e salva. Perch\u00e9 tutti noi abbiamo miserie \u201cdentro\u201d.<\/p>\n<p><strong>A pi\u00f9 riprese il Papa si \u00e8 schierato in difesa dei migranti invitando all&#8217;accoglienza e alla carit\u00e0. Milano in questo senso \u00e8 una capitale dell\u2019accoglienza. Sono per\u00f2 in molti a chiedersi se davvero bisogna accogliere tutti indistintamente oppure se non sia necessario porre dei limiti.<\/strong><\/p>\n<p>Quelli che arrivano in Europa scappano dalla guerra o dalla fame. E noi siamo in qualche modo colpevoli perch\u00e9 sfruttiamo le loro terre ma non facciamo alcun tipo di investimento affinch\u00e9 loro possano trarre beneficio. Hanno il diritto di emigrare e hanno diritto ad essere accolti e aiutati. Questo per\u00f2 si deve fare con quella virt\u00f9 cristiana che \u00e8 la virt\u00f9 che dovrebbe essere propria dei governanti, ovvero la prudenza. Cosa significa? Significa accogliere tutti coloro che si \u201cpossono\u201d accogliere. E questo per quanto riguarda i numeri. Ma \u00e8 altrettanto importante una riflessione su \u201ccome\u201d accogliere. Perch\u00e9 accogliere significa integrare. Questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 difficile perch\u00e9 se i migranti non si integrano, vengono ghettizzati. Mi torna sempre in mente l\u2019episodio di Zaventem (l\u2019attentato all\u2019aeroporto di Bruxelles del 22 marzo 2016, ndr); questi ragazzi erano belgi, figli di migranti ma abitavano in un quartiere che era un ghetto. E cosa significa integrare? Anche in questo caso faccio un esempio: da Lesbo sono venuti con me in Italia tredici persone. Al secondo giorno di permanenza, grazie alla comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, i bambini gi\u00e0 frequentavano le scuole. Poi in poco tempo hanno trovato dove alloggiare, gli adulti si sono dati da fare per frequentare corsi per imparare la lingua italiana e per cercare un qualche lavoro. Certo, per i bambini \u00e8 pi\u00f9 facile: vanno a scuola e in pochi mesi sanno parlare l\u2019italiano meglio di me. Gli uomini hanno cercato un lavoro e l\u2019hanno trovato. Integrare allora vuol dire entrare nella vita del Paese, rispettare la legge del Paese, rispettare la cultura del Paese ma anche far rispettare la propria cultura e le proprie ricchezze culturali. L\u2019integrazione \u00e8 un lavoro molto difficile. Ai tempi delle dittature militari a Buenos Aires guardavamo alla Svezia come a un esempio positivo. Gli svedesi oggi sono 9 milioni, ma di questi, 890 mila sono nuovi svedesi, cio\u00e8 migranti o figli di migranti integrati. Il Ministro della cultura Alice Bah Kuhnke \u00e8 figlia di una donna svedese e di un uomo proveniente dal Gambia. Questo \u00e8 un bell\u2019esempio di integrazione. Certo ora anche in Svezia si trovano in difficolt\u00e0: hanno molte richieste e stanno cercando di capire cosa fare perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 posto per tutti. Ricevere, accogliere, consolare e subito integrare. Quello che manca \u00e8 proprio l\u2019integrazione. Ogni Paese allora deve vedere quale numero \u00e8 capace di accogliere. Non si pu\u00f2 accogliere se non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di integrazione.<\/p>\n<p><strong>Nella storia della sua famiglia, c\u2019\u00e8 la traversata dell\u2019oceano da parte di suo nonno e sua nonna, con suo padre. Come si cresce da figlio di emigranti? Le \u00e8 mai capitato di sentirsi un po\u2019 sradicato?<\/strong><\/p>\n<p>Non mi sono mai sentito sradicato. In Argentina siamo tutti migranti. Per questo laggi\u00f9 il dialogo interreligioso \u00e8 la norma. A scuola c\u2019erano ebrei che arrivavano in maggior parte dalla Russia e musulmani siriani e libanesi, o turchi con il passaporto dell\u2019Impero ottomano. C\u2019era molta fratellanza. Nel Paese c\u2019\u00e8 un numero limitato di indigeni, la maggior parte della popolazione \u00e8 di origine italiana, spagnola, polacca, mediorientale, russa, tedesca, croata, slovena. Negli anni a cavallo dei due secoli precedenti il fenomeno migratorio \u00e8 stato di enorme portata. Mio pap\u00e0 era ventenne quando \u00e8 arrivato in Argentina e lavorava alla Banca d\u2019Italia, si \u00e8 sposato l\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Cosa le manca di pi\u00f9 di Buenos Aires? Gli amici, le visite alle villa miseria, il calcio?<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 soltanto una cosa che mi manca tanto: la possibilit\u00e0 di uscire e andare per strada. Mi piace andare in visita alle parrocchie e incontrare la gente. Non ho particolare nostalgia. Vi racconto invece un altro aneddoto: i miei nonni e mio pap\u00e0 avrebbero dovuto partire alla fine del 1928, avevano il biglietto per la nave \u201cPrincipessa Mafalda\u201d, nave che affond\u00f2 al largo delle coste del Brasile. Ma non riuscirono a vendere in tempo quello che possedevano e cos\u00ec cambiarono il biglietto e si imbarcarono sulla \u201cGiulio Cesare\u201d il 1 febbraio del 1929. Per questo sono qui.<\/p>\n<p><strong>Milano \u00e8 pronta ad accoglierla alla fine del mese di marzo. Partiamo dalle organizzazioni caritative, dalle associazioni di volontariato, da chi si preoccupa di dare ai senza tetto un posto dove passare la notte, del cibo, assistenza sanitaria, occasioni di riscatto. A Milano ci vantiamo di riuscire a farlo anche piuttosto bene. E sufficiente? Quali sono i bisogni di coloro che sono finiti sulla strada?<\/strong><\/p>\n<p>Come per i migranti molto semplicemente queste persone hanno bisogno della stessa cosa: ovvero, integrazione. Certo non \u00e8 semplice integrare una persona senza dimora, perch\u00e9 ognuno di loro ha una storia particolare. Per questo bisogna avvicinarsi a ciascuno di loro, trovare il modo per aiutarli e dare loro una mano.<\/p>\n<p><strong>Lei ripete spesso che i poveri possono cambiare il mondo. Per\u00f2 \u00e8 difficile che esista solidariet\u00e0 dove esiste povert\u00e0 e miseria, come nelle periferie delle citt\u00e0. Cosa ne pensa?<\/strong><\/p>\n<p>Anche qui riporto la mia esperienza di Buenos Aires. Nelle baraccopoli c\u2019\u00e8 pi\u00f9 solidariet\u00e0 che non nei quartieri del centro. Nelle villa miseria ci sono molti problemi, ma spesso i poveri sono pi\u00f9 solidali tra loro, perch\u00e9 sentono che hanno bisogno l\u2019uno dell\u2019altro. Ho trovato pi\u00f9 egoismo in altri quartieri, non voglio dire benestanti perch\u00e9 sarebbe qualificare squalificando, ma la solidariet\u00e0 che si vede nei quartieri poveri e nelle baraccopoli non si vede da altre parti, anche se l\u00ec la vita \u00e8 pi\u00f9 complicata e difficile. Nelle baraccopoli, per esempio, la droga si vede di pi\u00f9, ma solo perch\u00e9 negli altri quartieri \u00e8 pi\u00f9 \u201ccoperta\u201d e si usa con i guanti bianchi.<\/p>\n<p><strong>Di recente abbiamo cercato di leggere la citt\u00e0 di Milano in maniera diversa, partendo dagli ultimi e dalla strada, e con gli occhi delle persone senza dimora che frequentano un centro diurno della Caritas Ambrosiana. Con loro abbiamo pubblicato una guida della citt\u00e0 vista dalla strada, dal punto di vista di chi la vive ogni giorno. Santo Padre cosa conosce della citt\u00e0 e cosa si aspetta dalla sua imminente visita?<\/strong><\/p>\n<p>Milano non la conosco. Ci sono stato una volta soltanto, per poche ore, nei lontani anni Settanta. Avevo qualche ora libera prima di prendere un treno per Torino e ne ho approfittato per una breve visita al Duomo. In un\u2019altra occasione, con la mia famiglia, sono stato una domenica a pranzo da una cugina che abitava a Cassina de\u2019 Pecchi. Milano non la conosco, ma ho un grande desiderio, mi aspetto di incontrare tanta gente. Questa \u00e8 la mia pi\u00f9 grande aspettativa: s\u00ec, mi aspetto di trovare tanta gente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo di seguito l\u2019intervista che il Santo Padre Francesco ha rilasciato al periodico \u201cScarp de\u2019 tenis\u201d, mensile della strada, progetto editoriale e sociale sostenuto da Caritas Ambrosiana e Caritas Italiana. L\u2019intervista \u00e8 stata realizzata in preparazione della visita del Papa &hellip; <a href=\"https:\/\/empatici.com\/?p=818\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_mi_skip_tracking":false},"categories":[4],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/empatici.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/818"}],"collection":[{"href":"https:\/\/empatici.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/empatici.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/empatici.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/empatici.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=818"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/empatici.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/818\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":822,"href":"https:\/\/empatici.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/818\/revisions\/822"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/empatici.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=818"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/empatici.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=818"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/empatici.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=818"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}