Empatici: idee per migliorare l'empatia

"È di fondamentale importanza promuovere nella società la crescita del livello di empatia, affinché nessuno rimanga indifferente alle invocazioni di aiuto del prossimo" (Papa Francesco, 29 aprile 2016).

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Tag Archives: l’importanza del dialogo nella coppia

Il dialogo nella coppia

Posted on Febbraio 16, 2018 by admin

“Parlare era facile da fidanzati, sembrava così naturale: avevamo un’intera vita da condividere! Il nostro viaggio era andato su strade differenti fino ad incontrarsi, potevamo condividere i sogni, le speranze, i dubbi, tutto. Quei momenti erano preziosi e molto speciali per tutti e due. Ma adesso, dopo anni di matrimonio, non è più così facile sedersi e parlare”.

Il fatto è che la mancanza di comunicazione interpersonale tra marito e moglie è alla base di quasi tutte le crisi e i problemi coniugali e di conseguenza è una radice profonda dell’infelicità nel matrimonio.

Noi siamo convinti che per diventare coppie felicemente sposate non siano necessarie teorie sofisticate, né retorica sulla comunicazione o sul dialogo, bensì opportunità reali per sperimentare tra noi un incontro intimo, profondo, sincero e affettuoso. Un faccia a faccia senza alcun tipo di interferenza o mediazione (se non quella di Cristo in mezzo a noi).

Cosa intendiamo con ciò? Cosa è un dialogo coniugale creativo?

È una conversazione carica d’amore tra marito e moglie con un solo scopo: ascoltarsi vicendevolmente.

– ASCOLTARE è la parola chiave per un dialogo creativo: è per il dialogo quello che l’amore è per il nostro matrimonio. Senza vero ascolto non può esserci dialogo, solo discussione!

– L’ASCOLTO come capacità di ricevere, di accogliere, fa scoprire l’altro, accettarlo, comprendere il suo cammino; in una parola è necessario per crescere come individui e come coppia.

Proprio perché ci apre a noi, agli altri, al mondo, all’amore vero, l’ascolto ci arricchisce, ci riempie. Dobbiamo comunicarci ciò che si è, ciò che si sente per l’altro, ciò che si vuole costruire con l’altro nella vita e per la vita.

Tutto questo esige: la pazienza di ascoltarsi e di parlarsi, un cuore aperto ed ospitale, silenzio esteriore ed interiore per dedicare tempo all’altro e riconoscere il mistero della sua persona.

– COMUNICARE è quindi condividere con l’altro momenti, situazioni, sentimenti, desideri,
atteggiamenti. Significa accettazione, parità di diritti e doveri, uguaglianza, comprensione, lealtà, verità …

– La comunicazione all’interno della coppia è altrettanto vitale per il rapporto quanto lo è la circolazione del sangue per continuare a stare bene in salute! Il sangue infatti nutre e purifica l’aria dei polmoni ed elimina i rifiuti e le sostanze tossiche; se la circolazione viene impedita o subisce qualche alterazione, il corpo si ammala e può morire.

Nel dialogo e nella comunicazione, dobbiamo essere ben attenti:

– AL SIGNIFICATO DELLE PAROLE. Cioè al significato speciale che la gente dà a certe parole, idee, avvenimenti. Si presume che il coniuge dia lo stesso significato; tuttavia ognuno di noi, alla prova dei fatti, ha reazioni ed offre interpretazioni del tutto personali alle parole. Per esempio la frase: “non fare la bambina o il bambino” viene filtrata da ognuno secondo il vissuto nella famiglia di origine e la reazione è consequenziale.

– AL SIGNIFICATO DEI SENTIMENTI. Dobbiamo imparare ad “ascoltare con il terzo orecchio”, quello della sensibilità ai cambiamenti di umore (che spesso sono improvvisi e dovuti ad accadimenti indipendenti dalla nostra volontà).

L’intelligenza di seguire le tracce e di immedesimarsi nei sentimenti dell’altro è chiamata “EMPATIA”, cioè mettere se stesso all’interno del “quadro di riferimento” del consorte, cercando di osservare e sentire la situazione come lui, o lei, la vedono e la sentono. Occorre: intuizione e comprensione da ambo le parti!

– AL SIGNIFICATO DELL’ACCETTAZIONE. Spesso siamo tentati di nascondere tutto ciò che può sminuire l’immagine che il coniuge ha di noi, a meno che non abbiamo fiducia nella comprensione, nell’accettazione totale dell’altro.

Ma come ascoltare in un dialogo coniugale che sia creativo?
– ascoltare con le orecchie per sentire ogni parola come qualcosa di molto speciale;
– ascoltare con la mente per cercare umilmente comprensione;
– ascoltare con gli occhi per ricevere consapevolmente i messaggi non verbali;
– ascoltare con il cuore per accettare tutto con vero amore.

Tempo e Luogo per l’ascolto

– Il tempo è l’ingrediente necessario per un dialogo creativo: è necessario del tempo adeguato (secondo le necessità).

Che cosa vogliamo dire per tempo adeguato? È quel tempo speciale solo per noi due. È il tempo non per criticare o biasimarsi l’un l’altro, né per risolvere problemi o fare richieste. È il tempo per ascoltarsi solamente l’un l’altro dal profondo del cuore, affettuosamente. È il tempo per essere in contatto l’uno con l’altro: da soli, senza interferenze o fretta. Solo noi due in un posto tranquillo!

– Il posto è importante per il tempo prezioso! Trovare un posto dove avere intimità, per poterci rilassare, sentirci riposati, attenti e tranquilli da preoccupazioni o interferenze. Un posto dove poterci guardare negli occhi vicendevolmente, stare seduti vicini, tenerci le mani ed avere un’esperienza piacevole che ci risollevi nel corpo e nello spirito.

Questo tempo “insieme” è molto importante per la coppia; se voi davvero vorrete trovarlo, ve lo godrete e cercherete il modo di poterlo rivivere ogni mese. “Non ho, non abbiamo tempo!” è una facile maschera che nasconde qualcosa di più profondo.

-Vi conoscete abbastanza bene per ammettere che, se qualcosa è importante per voi, trovate il tempo necessario. Inoltre, noi tutti disponiamo di 24 ore al giorno: il problema è come spendiamo quel tempo e quanto di quel tempo passiamo con il nostro coniuge.

– Se agli affari o al lavoro dedicassimo il tempo che programmiamo per il mostro amore, faremmo brutti bilanci, rischieremmo il fallimento. Ecco il perché di tanti fallimenti nei matrimoni: la poca voglia di stare insieme a decidere e pensare alle cose veramente importanti (che non sono solamente quelle economiche).

Ogni coppia deve trovare il suo tempo speciale a seconda delle necessità e delle circostanze: ma va trovato, altrimenti non cresciamo come individui, né come coppia felice. Per esempio, per il dialogo quotidiano alcune coppie hanno un breve tempo di condivisione la mattina presto, prima che la loro giornata inizi; altri preferiscono la sera; alcuni amano dialogare durante un pasto condiviso o una passeggiata insieme, altri quando pregano …

Ma importante è la revisione mensile che deve diventare necessaria come per i tagliandi delle auto, altrimenti se manca l’olio al motore del nostro matrimonio, rischiamo di fondere e fermarci del tutto …

Pensate al tempo che passate insieme: potrebbe essere usato meglio? Come? Quando? Perché non da oggi stesso?

MODI DI DIALOGARE: VERBALE + NON VERBALE + CORPOREITÀ + NELLO SPIRITO

È facile confondere tra: “come” comunicare e con “quale mezzo”!

– C’è chi è convinto che sia sufficiente usare bene il “mezzo” per essere tranquillo in coscienza e dice: “lo non ho peli sulla lingua. Quello che ho in testa dico”. Questa non è comunicazione, anzi può essere talvolta maleducazione!

– In genere nella comunicazione il mezzo è il messaggio, infatti il mezzo che si adopera per comunicare la dice lunga sulla qualità delle cose che si intendono comunicare.

– Ma nel dialogo di coppia il mezzo della comunicazione è la persona tutta intera, ne deriva che il messaggio che si invia scaturisce dal modo, cioè dal “come” ci rapportiamo all’altro.

– Quindi quando si parla del “come” della comunicazione, si parla di “spiritualità della comunicazione”, intesa come atmosfera che rende possibile il contatto tra un tu ed un io.

– Tutti noi esigiamo attenzione ed abbiamo bisogno di sentirci attivi; ciascuno ha bisogno di imparare a decifrare i segnali che l’altro lancia con ogni mezzo, verbale, non verbale, o corporeo.

COMUNICAZIONE NON VERBALE

– Il corpo parla, piange di gioia, trema di rabbia, i muscoli si tendono per l’apprensione o si rilassano per la gioia. I nostri occhi, da soli, possono essere penetranti, scintillanti, freddi, nascosti, brillanti, lascivi, ammiccanti o senza vita ….

-Tutti abbiamo imparato a stare attenti alle parole, per far piacere alla gente, per adeguarci, per nascondere i nostri sentimenti, ma non siamo ugualmente bravi a cogliere i messaggi che manda il nostro corpo e che sono più numerosi di quelli verbali.

– La comunicazione non verbale è molto importante nella vita matrimoniale. Impariamo a riconoscere innumerevoli espressioni, reazioni e segni che avvengono tra di noi e non sono percepiti da nessun altro!

IL SILENZIO

– Nonostante ciò credere che l’altro ci comprenda senza che noi parliamo appartiene al regno delle illusioni! Il silenzio, in genere, non viene vissuto bene nel matrimonio. Contiene un messaggio che può generare reazioni intense e controverse: può essere d’oro o rigetto totale.

– Una persona sottoposta a “trattamento silenzioso” può chiudersi in se stessa o tentare di rompere la barriera alzando il tono della voce, magari usando violenza.

– Uno dei blocchi più devastanti nel dialogo fra sposi è la scoperta che il coniuge non è affatto interessato ad ascoltare ciò che abbiamo da dire.

ABBRACCIARSI

Talvolta riusciamo a comunicare più cose con un forte e delicato abbraccio sincero che con mille parole ricercate!

– Nella nostra cultura talvolta il toccarsi abbracciandosi è considerato, soprattutto in certe regioni, come cosa sospetta e alcune coppie devono superare un’educazione dalla quale avevano imparato a non toccarsi mai.

– Queste devono imparare o reimparare, l’importanza della carezza, di un braccio protettivo attorno alle spalle e le gioie di stare guancia a guancia e di coccolarsi che rivelano attenzione, affetto e interesse. Stringere l’altra mano, il toccarsi è un aspetto importante del dialogo che ci avvolge caldamente e gioiosamente assieme.

– L’abbraccio è un allargare il cuore, insieme alle braccia, è far posto a coloro che amiamo perché siano un tutt’uno con noi. Un abbraccio forte, caldo, infonde coraggio e sicurezza, un abbraccio tenero e delicato scioglie ogni rigidità, dà fiducia e serenità.

– Ci troviamo a vivere in un tempo in cui sembrano superati tutti i tabù ed ogni pudore sembra scomparso, uno tuttavia resta: il pudore dei sentimenti.

Com’è bello invece dar di nuovo spazio al corpo, ai gesti, a quel linguaggio universale che supera le lingue e va diritto al cuore!

– Confinare il tatto, nella vita matrimoniale, esclusivamente ai momenti del rapporto sessuale può privare la coppia delle gioie del comunicare diverse da quelle della parola.

IL DIALOGO S’INCARNA: LA SESSUALITÀ NELLA COPPIA

“IL SESSO STA ALL’AMORE COME LA SCINTILLA AL FALÒ CHE HA ACCESO” (A.Carrel)

– Ogni dialogo non può prescindere dal fatto che chi dialoga è sessuato. Il dialogo di coppia diventa allora dialogo “incarnato” nei gesti fisici, oltre che nelle semplici parole, diventa amore vero che fa dei due una sola carne e produce frutti …

– È invece urgente rientrare in se stessi e riappropriarsi del proprio corpo, della propria gestualità, del proprio cuore.

– Spesso un gesto può rendere visibile ciò che la parola non riesce a dire, allora è il corpo che si fa parola esprimendosi in un linguaggio universale ma sempre originale che, se sincero, sa cogliere l’intimo di noi stessi.

– Dice Shakespeare: “Quante volte perdiamo ciò che con un po’ di dolcezza potremmo facilmente ottenere ….”

– “Le parole sono pietre”, come pietre spesso sono fredde, dure, pesanti, incapaci di modellarsi sulle sfumature dei pensieri, sui battiti del cuore. Non bastano mai a tradurre i sentimenti, il più delle volte rimangono impenetrabili a quella corrente di affetti, di sensazioni, di emozioni che invadono i nostri cuori. Un poeta scrive: “Stasera ti amo troppo per parlare d’amore!”. Il cuore da solo non ce la fa ad amare, ha bisogno di tutta la persona. Ha bisogno del corpo.

FAVORIRE IL DIALOGO

– È importantissimo comunicare (quando accade) il senso di delusione provocato dall’altro, per poi andare oltre con il perdono.

– Ecco perché è importante abituarci a saper chiedere scusa! Può sembrare banale o facile e invece non lo è. Se vogliamo dialogare dobbiamo essere capaci di dire: scusami”!

Quando riconosciamo di aver sbagliato, frainteso, ecc., non basta dire: “hai ragione” oppure “non parliamone più” o “dimentichiamo tutto”. Non basta stare zitti e sperare che il tempo aggiusti le cose, perché il tempo non lo fa, anzi, le peggiora.

– Se non vinciamo il nostro orgoglio, sconfiggeremo l’amore.

– Se chiediamo scusa spesso pensiamo di perdere la faccia, ma sbagliamo. Quando diciamo: “scusa” non è perché l’altro ha bisogno di questa parola per perdonarci, ma perché, prima di tutto, ne abbiamo bisogno noi se vogliamo continuare ad essere onesti e sinceri con noi stessi, con la persona che amiamo e con chiunque abbiamo accanto.

Perché le lettere d’amore finiscono quando andiamo all’altare?

Un altro modo di dialogare della coppia è dato dallo scriversi lettere d’amore, nelle quali con calma riusciamo a descrivere tutta la nostra passione, aspettative e desideri per l’amato. In Italia lo scrivere ed il leggere è un po’ trascurato, ma secondo le esperienze di migliaia di coppie di sposi in tutto il mondo, scrivere lettere d’amore al coniuge è un modo
entusiasmante e concreto di rafforzare la comunicazione coniugale e la fiducia reciproca nel matrimonio!

Talvolta è il modo migliore per esprimere le proprie esperienze personali vissute e per raggiungere il proprio coniuge in un modo molto diretto, onesto e affettuoso, per gettare un ponte verso l’altro, per riconciliarsi …

LE RICOMPENSE DEL DIALOGO

– Affrontando e confrontando “insieme” le situazioni della vita, trovando il tempo per ascoltarci, per comunicare le nostre esigenze e adattarle a quelle del coniuge, il nostro matrimonio diventerà un mosaico complesso da costruire tassello su tassello.

– La creazione del mosaico esige compatibilità, adattamento delle personalità, accordo mutuo e mutua soddisfazione.

– La serenità in un matrimonio non è gratuita e non si raggiunge d’incanto: appartiene ad un lungo percorso. Molta strada si fa annullando le delusioni ed evidenziando le cose positive. Non dimentichiamo che siamo noi gli artefici, i protagonisti del rapporto di coppia, solo noi e DIO se lo vogliamo. Dipende da noi dare il significato che vorremo alle cose che ci capitano.

– L’ideale è che ci siano parole e fatti, ma ciò che tiene in piedi un matrimonio sono senza dubbio i fatti: facciamo sentire l’altro amato e accettato, solo così si deciderà a cambiare in meglio!

– Riduciamo al minimo, o meglio evitiamo del tutto, gli attacchi verbali: non servono che a peggiorare la situazione. Un po’ di umorismo è necessario, insieme ad una buona dose di fede. Infatti se la coppia, per dialogare e comunicare, pone al centro CRISTO e la PAROLA DI DIO, metà del lavoro e già fatto, perché la Bibbia dice : “VENITE A ME VOI TUTTI CHE SIETE AFFATICATI ED OPPRESSI ED I0 VI RISTORERÒ” ed ancora: “SENZA DI ME NON POTETE FAR NIENTE”, oppure “CHI NON COSTRUISCE LA PROPRIA CASA SULLA ROCCIA, VEDRÀ LA SUA CASA ANDARE IN ROVINA. Sono inviti accorati su come muoverci delicatamente e con rispetto nel pianeta coppia per far fiorire nel modo giusto l’amore.

Concludendo:

– Tutto in noi cerca e chiede tenerezza e noi, anche quando non ce ne accorgiamo, la doniamo con uno sguardo, un sorriso, un gesto, un apprezzamento benevolo.

– Se in un matrimonio non riusciamo a condividere dolore, sofferenza, dubbi, delusioni, perplessità, non si possono neppure condividere l’amore, la serenità, l’intimità. Come e vero che l’amore ci rende vulnerabili, è altrettanto vero che ci rende anche più forti.

– Essere spontanei con se stessi e con il coniuge significa sposarsi veramente, condividere tutto, il bello ed il brutto, il male ed il bene; significa divenire complici, intimi, significa divenire uno pur rimanendo due.

– Esprimere apertamente sia i sentimenti positivi che negativi è il punto più importante di un rapporto e la meta del dialogo di coppia. Il grado di disponibilità a condividere le emozioni determina la forza del rapporto ed il suo valore.

– Se non c’è espressione dei sentimenti il rapporto si incrina, il sesso diventa un fatto meccanico, dare diventa manipolazione, il dolore diventa rancore, l’amore diventa disgusto.

– Il dialogo di coppia quando è comunicazione vera, porta alla comunione dei due, alla maturazione dei singoli e della coppia stessa; inoltre a conoscersi in profondità fino a capirsi e ad accettarsi.

– CONOSCERSI significa imparare a guardare l’altro nella sua interiorità e lasciarsi guardare nella propria.

– CAPIRSI significa creare spazio all’altro, lasciare che abiti nel “mio” cuore e nella “mia” vita.

– ACCETTARSI significa accogliere l’altro nelle sue risorse e nelle sue fragilità, promuoverne la crescita autentica.

-Molti si sposano senza aver delineato il proprio progetto coniugale da realizzare. Decidono di camminare insieme per la vita, ma non hanno una comune direzione di marcia. Solo un dialogo serio e profondo, illuminato da una ricca esperienza di preghiera, permette di precisare il proprio stile di coppia e di verificare se esiste un accordo preciso tra i due.

– Perché “L’amore non consiste nel guardarsi l’un l’altro, ma nel guardare nella stessa direzione” (A. de Saint-Exupèry).

http://sposa.ilbello.com/il-dialogo-nella-coppia/

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Empatia: Adeguarsi agli altri

Posted on Aprile 4, 2016 by admin
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Empatia-anciana
Tutti noi abbiamo avuto la prova che, assai spesso, per capire bene ciò che succede attorno a noi, non è sufficiente avere soltanto alcuni dati oggettivi. Per esempio, se qualcuno interpreta un pezzo musicale per i suoi amici, si aspetterà di vedere che loro stanno trascorrendo momenti piacevoli nell’ascoltare la melodia che appassiona lui. Se, invece, gli amici si limitano a dire che l’esecuzione è stata corretta, ma non mostrano particolare entusiasmo, allora sicuramente l’esecutore sarà preso dallo scoraggiamento, a parte la sensazione che in realtà non ha il talento che credeva di avere.

Quanti problemi si eviterebbero se cercassimo di capire meglio ciò che succede nell’intimo degli altri, le loro aspettative e i loro ideali. «Più che nel “dare”, la carità consiste nel “comprendere”». Per praticare la carità bisogna cominciare a riconoscere nell’altro una persona degna di considerazione e conoscerla bene. Oggi si parla di empatia in riferimento alla qualità che rende più facile mettersi al posto degli altri, farsi carico della loro situazione e comprendere i loro sentimenti. Insieme con la carità, questo atteggiamento, lo scrive san Pietro, contribuisce a stimolare la comunione, l’unione dei cuori: «Siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri».

Imparare da Cristo

Fin dall’inizio i discepoli notarono la sensibilità del Signore: la sua capacità di immedesimarsi negli altri, la sua delicata comprensione per ciò che succede all’interno di un cuore umano, la sua finezza nel percepire il dolore altrui. Appena arrivato a Naim, senza che ci fosse bisogno di parole, condivide il dramma della povera vedova che ha perduto il suo unico figlio; dopo aver ascoltato la supplica di Giairo e il pianto delle prefiche, sa consolare l’uno e ridare la serenità agli altri; sa bene quali sono le necessità di quanti lo seguono e si preoccupa perché non hanno nulla da mangiare; si unisce al pianto di Marta e di Maria davanti alla tomba di Lazzaro e s’indigna davanti alla durezza di cuore dei suoi quando chiedono che dal cielo scenda un fuoco che bruci il villaggio dei samaritani che non li hanno accolti.

Anche con la sua vita Gesù ci insegna a vedere gli altri in modo diverso, condividendo i loro affetti, unendosi a loro negli entusiasmi e nelle delusioni. Impariamo da Lui a interessarci dello stato interiore di coloro che stanno attorno a noi, e con l’aiuto della grazia supereremo un po’ per volta i difetti che lo impediscono, come la distrazione, l’impulsività o l’indifferenza. Non ci sono scuse per desistere da questo impegno. «Non crediamo che serva a qualcosa la nostra apparente virtù di santi, se non va unita alle comuni virtù di cristiani. Sarebbe come adornare di splendidi gioielli la biancheria intima». La vicinanza con il cuore di Gesù ci aiuterà a modellare il nostro, in modo da riempirci dei sentimenti di Cristo.

Carità, affabilità ed empatia

«La carità di Cristo non è soltanto un buon sentimento verso il prossimo, non si limita al piacere della filantropia. La carità infusa da Dio nell’anima trasforma dal di dentro l’intelligenza e la volontà, dà consistenza soprannaturale all’amicizia e alla gioia di compiere il bene». È bello scoprire che gli apostoli, al calore della loro amicizia con il Signore, vanno mitigando i propri temperamenti, molto diversi tra loro e che talvolta li hanno indotti a mostrarsi poco comprensivi verso altre persone. Giovanni, tanto veemente che con il fratello Giacomo meritò il soprannome di “figlio del tuono”, più tardi si mostrerà pieno di mansuetudine e insisterà sulla necessità di aprirsi al prossimo, di darsi agli altri come aveva fatto Cristo stesso: «Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli». Anche san Pietro, che prima si era mostrato inflessibile nei confronti degli avversari di Gesù, si rivolge al popolo nel Tempio cercando la loro conversione, ma con parole prive di ogni traccia di amarezza: «Fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, così come i vostri capi. […] Pentitevi, dunque, e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore».

Un altro esempio ce lo offre san Paolo, che dopo essere stato per i cristiani un terribile flagello, cambia vita e mette a servizio del Vangelo il suo temperamento: una mente chiara e un carattere forte. Ad Atene, anche se il suo spirito freme d’indignazione per i tanti idoli presenti, cerca di accattivarsi gli abitanti. Quando nell’Areopago ha la possibilità di rivolgersi a loro, invece di rinfacciare loro i costumi depravati e il paganesimo, si appella alla loro fame di Dio: «Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dei. Passando, infatti, e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio». In questo atteggiamento che sa comprendere e motivare si scoprono le doti straordinarie di un’intelligenza che padroneggia e modera le proprie emozioni. Si rivela anche la genialità di una persona che fa propria la situazione degli altri: sceglie un aspetto della loro sensibilità, per quanto piccolo possa sembrare, per sintonizzarsi con gli ascoltatori, cogliere i loro interessi e portarli verso la piena verità.

Le vie per amare la verità

Quando cerchiamo di aiutare gli altri, la carità e la mansuetudine ci guideranno verso le ragioni del cuore, che di solito aprono le porte dell’anima più facilmente di un’argomentazione fredda o distante. L’amore di Dio ci stimolerà a conservare uno stile affabile, che dimostri quanto sia attraente la vita cristiana: «La vera virtù non è triste e antipatica, bensì amabilmente allegra». Sapremo scoprire il lato positivo di ogni persona, perché amare la verità aiuta a riconoscere le orme di Dio nei cuori, per quanto sbiadite possano essere.

La carità fa sì che, nel rapporto con gli amici, i colleghi di lavoro, i parenti, il cristiano si mostri comprensivo con coloro che appaiono disorientati, a volte perché non hanno avuto l’opportunità di ricevere una buona formazione nella fede o perché non hanno visto un esempio incarnato dell’autentico messaggio del Vangelo. In tal modo si mantiene una disposizione empatica anche quando gli altri sono in errore: «Io non comprendo la violenza: non mi pare il mezzo idoneo né per convincere né per vincere; l’errore si supera con la preghiera, con la grazia di Dio, con lo studio; mai con la forza, sempre con la carità». Dobbiamo dire la verità con ininterrotta pazienza – «veritatem facientes in caritate» -, sapendo stare accanto a chi forse è confuso, ma che in poco tempo sarà disponibile all’azione della grazia. Come raccomanda Papa Francesco, spesso questo atteggiamento consiste nel «rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada. A volte è come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte aperte perché quando ritornerà possa entrare senza difficoltà».

Apostolato e comunione di sentimenti

Alcuni potrebbero tentare di ridurre l’empatia a una semplice strategia, come se fosse una tecnica per proporre al consumatore un prodotto in modo tale da dargli la sensazione che sia proprio quello che stava cercando. Anche se ciò può essere utile in campo commerciale, le relazioni interpersonali seguono un’altra logica. L’autentica empatia richiede la sincerità ed è incompatibile con una condotta precostituita, che nasconde il proprio interesse.

La sincerità è di estrema importanza quando cerchiamo di far conoscere il Signore alle persone con le quali viviamo. Se facciamo nostri i sentimenti di coloro che Dio ci ha messo accanto mentre siamo in cammino, dobbiamo avere la finezza e la carità di rallegrarci con ciascuno di loro, ma anche di soffrire con ciascuno. «Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?». Quanta sincera tenerezza si scopre in questa affettuosa confidenza di san Paolo ai cristiani di Corinto! È più facile che la verità si faccia strada attraverso questo modo di condividere i sentimenti, perché si stabilisce una corrente di affetti – di affabilità – che dà più efficacia alla comunicazione. L’anima diventa così più ricettiva a ciò che ascolta, specialmente se si tratta di un commento costruttivo che la incoraggia a fare passi avanti nella vita spirituale.

«La prima cosa, nella comunicazione con l’altro, è la capacità del cuore che rende possibile la prossimità, senza la quale non esiste un vero incontro spirituale. L’ascolto ci aiuta a individuare il gesto e la parola opportuna che ci smuove dalla tranquilla condizione di spettatori». Quando l’ascolto è attento, ci facciamo coinvolgere dalla realtà degli altri. Cerchiamo di aiutare l’altro a scoprire quale passo il Signore gli chiede di fare in quel momento specifico. È nel momento in cui l’interlocutore si rende conto che la sua situazione, le sue opinioni e i suoi sentimenti vengono rispettati – e fatti propri da chi ascolta – che egli apre gli occhi dell’anima e contempla lo splendore della verità, l’amabilità della virtù.

L’indifferenza nei confronti degli altri, invece, è una grave malattia per l’anima apostolica. Non si può prendere le distanze da chi sta con noi: «Queste persone, alle quali risulti antipatico, smetteranno di pensare così quando si renderanno conto che le ami “sul serio”. Dipende da te». La parola comprensiva, le attenzioni nel servizio, la conversazione amabile, rispecchiano un interesse sincero per il bene delle persone con le quali viviamo. Sapremo farci amare, se apriamo le porte di un’amicizia che condivide la meraviglia del rapporto con il Signore.

Incoraggiare a proseguire il cammino

Papa Francesco afferma che «un valido accompagnatore non accondiscende ai fatalismi o alla pusillanimità. Invita sempre a volersi curare, a rialzarsi, ad abbracciare la croce, a lasciare tutto, ad uscire sempre di nuovo per annunciare il Vangelo». Se ci facciamo carico delle debolezze altrui, sapremo anche incoraggiare a non cedere al conformismo, ad ampliare gli orizzonti affinché continuino ad aspirare alla meta della santità.

Comportandoci in questo modo, seguiremo l’esempio di profonda comprensione e amabile esigenza che ci ha lasciato nostro Signore. Quando, nel pomeriggio del giorno della Risurrezione, cammina accanto ai discepoli di Emmaus, fa loro questa domanda: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?» ; poi lascia che si sfoghino, manifestando la delusione che opprimeva i loro cuori e la difficoltà di credere che Gesù fosse davvero ritornato alla vita, come testimoniavano le sante donne. Soltanto allora il Signore prende la parola e spiega loro che «bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria».

Come sarà stata la conversazione di Gesù, in che modo avrà saputo rispondere alle preoccupazioni dei discepoli di Emmaus, che alla fine gli dicono: «Resta con noi»! E questo, malgrado all’inizio li debba rimproverare per l’incapacità di comprendere ciò che avevano annunciato i Profeti. Forse sarà stato il tono della voce o lo sguardo affettuoso, a far sì che costoro si sentissero accolti ma, nello stesso tempo, invitati a correggersi. Con la grazia del Signore, anche il nostro modo di stare con gli altri rifletterà l’apprezzamento per ogni persona, la conoscenza del loro mondo interiore, che stimola ad andare avanti nella vita cristiana.

Javier Laínez, testo originale: http://opusdei.it/it-it/article/empatia-adeguarsi-agli-altri/

(Altre informazioni sull’empatia)

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