Empatici: idee per migliorare l'empatia

"È di fondamentale importanza promuovere nella società la crescita del livello di empatia, affinché nessuno rimanga indifferente alle invocazioni di aiuto del prossimo" (Papa Francesco, 29 aprile 2016).

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Amore coniugale e vita di pietà

Posted on Ottobre 26, 2016 by admin
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famiglia
Abbiamo una grande fortuna, perché il matrimonio non è una cosa fra due, ma fra tre. Chi sarà mai il terzo?, vi starete domandando. Oltre ai due coniugi, infatti, c’è qualche altro che è ancora più interessato a portare avanti il progetto di ogni matrimonio, il progetti di santità di ogni coniuge: Dio.

Cristo ha elevato il matrimonio naturale all’alto rango di sacramento per dare una grazia speciale a ognuno dei due sposi che intraprendono questo cammino appassionante di formare una nuova ‘chiesa domestica’; inoltre, non ci lascia soli, ma si intromette nella nostra vita ed è come se ci dicesse: “Io mi lascio coinvolgere in tutto ciò che è vostro, piccolo o grande, permanente o effimero; percorrerete i miei sentieri, vivrete momenti di ogni genere, andremo a Nazaret, a Betania… e sul Calvario; ma non finisce qui, perché poi vi sarà anche la Risurrezione: abbiate fiducia perché io sarò sempre con voi durante tutte le vostre giornate”.

Diceva san Josemaría, “Il matrimonio è fatto perché quelli che lo contraggono vi si santifichino e santifichino gli altri per mezzo di esso: perciò i coniugi hanno una grazia speciale, che viene conferita dal sacramento istituito da Gesù Cristo. Chi è chiamato allo stato matrimoniale, trova in esso, con la grazia di Dio, tutti i mezzi necessari per essere santo, per identificarsi ogni giorno di più con Gesù e per condurre verso il Signore le persone con cui vive”.

La vita coniugale è un autentico itinerario di santità cristiana e il segreto che ogni coppia di coniugi cerca di scoprire per ottenere la felicità, consiste nel fare la Sua volontà in ogni situazione e amare molto, molto, come Egli ci ha amato. Per questo, in una famiglia, quando uno è dipendente dagli altri, è più felice perché allora della sua felicità si occupano gli altri e, naturalmente, Dio: Egli non delude mai.

Come ci ha detto Papa Francesco nella sua catechesi sulla famiglia, “la sapienza della creazione di Dio: Egli ha affidato alla famiglia, non la cura di una intimità fine a se stessa, ma l’emozionante progetto di rendere ‘domestico’ il mondo. La famiglia è all’inizio, alla base di questa cultura mondiale che ci salva; ci salva da tanti, tanti attacchi, tante distruzioni, da tante colonizzazioni, come quella del denaro o come quelle ideologie che minacciano tanto il mondo. La famiglia è la base per difendersi”.

In questo senso, vale la pena ricuperare il significato del matrimonio sacramentale. Non soltanto come un evento festivo o familiare – anche se lo è –, ma perché comprendiamo sino in fondo ciò che si sta per fare: la reciproca donazione-accettazione delle nostre persone nella loro coniugalità, partecipando del mistero d’amore fra Cristo e la sua Chiesa. Ecco perché la tappa del fidanzamento è tanto cruciale per cominciare a mettere Dio al centro della nostra vita personale: così che arrivi a far parte di un tu, di un io e di un noi aperto ai figli e ad altre famiglie. L’uomo non potrà trarre il meglio dalla donna se non sta vicino a Dio, e la donna non potrà trarre il meglio dall’uomo se non sta vicino a Dio. Stare o non stare vicino a Dio è la chiave per la felicità coniugale.

Inoltre, con la nostra vita coniugale possiamo essere- senza alcun merito da parte nostra – luce per gli altri: una luce che mostri – anche senza parole – che Dio è nella nostra vita perché, nei nostri rapporti coniugali e nella nostra famiglia, le cose si soprannaturalizzano con naturalezza; non facciamo nulla di strano: lavoriamo come gli altri, usciamo e ci distraiamo come gli altri, ridiamo come gli altri, abbiamo le preoccupazioni caratteristiche della nostra età, i sogni, le chimere che forse diverranno realtà e forse no. Ma faremo in modo di mettere tutto nelle mani di Dio: questa è la differenza… e viviamo ogni cosa con una gioia di fondo, perché se abbiamo un figlio con dei problemi, o se sembra che i figli non arrivano, se c’è una malattia, piangeremo come gli altri, ma con i piedi sulla terra e gli occhi rivolti al cielo.

La carità “porterà a condividere le gioie e le eventuali amarezze – ci ricorda san Josemaría –; a saper sorridere dimentichi delle proprie preoccupazioni per prendersi cura degli altri; ad ascoltare il proprio coniuge e i figli, dimostrando loro che li si ama e li si comprende davvero; a superare i piccoli attriti che l’egoismo tende a ingigantire; a svolgere con amore sempre nuovo i piccoli servizi di cui è intessuta la convivenza quotidiana.”.

Pregare insieme in famiglia – rispettando la libertà e l’età di ognuno dei figli: la fede si trasmette, non s’impone – è una cosa che la tradizione cristiana raccomanda perché, attraverso queste piccole ma concrete pratiche di pietà familiari, la fede è stata trasmessa generazione dopo generazione: pregare al mattino – l’offerta a Dio della nostra giornata –, l’Angelus a mezzogiorno e la sera tre Avemaria; invocare Dio all’inizio di un viaggio; assistere insieme alla Messa domenicale; e magari recitare in famiglia il Rosario perché, come si dice, “la famiglia che prega unita rimane unita”, però sempre. Tra queste pratiche di pietà è molto familiare la benedizione della tavola, come ci ricorda l’enciclica Laudato si’: “Un’espressione di questo atteggiamento [contemplativo davanti alla creazione] è fermarsi a ringraziare Dio prima e dopo i pasti. Propongo ai credenti che riprendano questa preziosa abitudine e la vivano con profondità. Tale momento della benedizione, anche se molto breve, ci ricorda il nostro dipendere da Dio per la vita, fortifica il nostro senso di gratitudine per i doni della creazione, è riconoscente verso quelli che con il loro lavoro forniscono questi beni, e rafforza la solidarietà con i più bisognosi”.

Noi sposi abbiamo il dovere coniugale dell’aiuto reciproco, promesso il giorno del nostro matrimonio, e aiutare l’altro vuol dire dargli la possibilità di trarre il meglio, certamente aiutandolo a stare vicino a Dio – senza amareggiarlo o importunarlo indebitamente; infatti, il migliore e più efficace modo di attirare a Dio, il compelle intrare (Lc 14, 23) del Vangelo, consiste nell’amare e pregare per il coniuge e per i figli –, perché la cosa più importante per ognuno di noi è portare il coniuge in cielo, ma aiutandolo ad apprezzare il bene in se stesso.

Dobbiamo rispettare i tempi di ognuno e dobbiamo affrontare le eventuali crisi: con la presenza, la compagnia, la preghiera, ma senza opprimere. Dobbiamo curare anche l’inverso: rispettare l’altro nei suoi momenti di intimità con Dio, se l’altro non pensa di condividerli, è cosa che non deve intralciare i rapporti coniugali, ma deve arricchirli. Importante è il rispetto reciproco, soprattutto in ciò che riguarda la coscienza, che è il luogo in cui ognuno apre la sua interiorità al Signore, il luogo in cui la nostra libertà prende le decisioni più importanti della propria vita. L’intimità con Dio è personale e ognuno deve scoprire la via personale che lo porta a Lui, che passa certamente attraverso il coniuge: questo non fa altro che arricchire entrambi.

Dio ha voluto coinvolgersi con noi nell’avventura del matrimonio, perché lo ha voluto, perché ci ama profondamente e vuole la nostra felicità; ma anche perché vuole che siamo luce per gli altri e che formiamo un’autentica ‘Chiesa domestica’ con i nostri figli. “Nella misura in cui la famiglia cristiana accoglie il Vangelo e matura nella fede diventa comunità evangelizzante […]. Questa missione apostolica della famiglia è radicata nel battesimo e riceve dalla grazia sacramentale del matrimonio una nuova forza per trasmettere la fede, per santificare e trasformare l’attuale società secondo il disegno di Dio”. Com’è grande la missione alla quale Dio ha chiamato gli sposi e che ha messo nelle loro mani! Quale meravigliosa responsabilità è l’essere presenti nella nascita di una società rinnovata dalla carità di Cristo e quale imperiosa necessità è il Suo aiuto!

Rosamaría Aguilar

http://opusdei.org/it/article/amore-coniugale-e-vita-di-pieta/

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