Empatici: idee per migliorare l'empatia

"È di fondamentale importanza promuovere nella società la crescita del livello di empatia, affinché nessuno rimanga indifferente alle invocazioni di aiuto del prossimo" (Papa Francesco, 29 aprile 2016).

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Le 8 precauzioni per difendere il tuo matrimonio dall’infedeltà

Posted on Gennaio 4, 2017 by admin
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infedelta

È sempre più evidente che la nostra società è particolarmente ostile nei confronti del matrimonio. In Spagna esiste il divorzio senza causa dopo 3 mesi di matrimonio, mentre le compagnie telefoniche chiedono almeno 6 mesi di permanenza con il nostro cellulare. C’è chi si sposa senza dare importanza all’impegno dell’esclusività e della fedeltà.
Per questo, ha senso moltiplicare le precauzioni per difendere il matrimonio, cosa proposta da Jill Savage, fondatrice negli Stati Uniti di Hearts at Home, un servizio che esorta le madri a dedicarsi “a tempo pieno” alla casa e alla famiglia.
Un’amicizia innocente

Jill fa un esempio. “Un padre del nostro vicinato è diventato il mio miglior amico”, le diceva una giovane madre. “Andiamo con i bambini al parco, a fare spese, cuciniamo anche insieme una volta al mese. È una grande persona”.

“È evidente che questa donna non aveva idea del pericolo insito in questa situazione apparentemente inoffensiva”, ha scritto la Savage in un articolo. “La storia è sempre la stessa: il coniuge infedele ha sviluppato una relazione che è iniziata come un’amicizia innocente, con qualcuno con cui poter parlare, qualcuno che ascoltava, che si preoccupava”.

“Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand’è consumato, produce la morte”, ha aggiunto Jill citando la Lettera di Giacomo (1, 14-15).

Piantare una palizzata di protezione

“Dobbiamo piantare una palizzata di protezione intorno al nostro matrimonio, ovvero prendere in anticipo decisioni che tengano lontana la tentazione e rendano il matrimonio una priorità”, ha raccomandato Jill come consulente familiare e matrimoniale. In concreto, raccomanda 8 precauzioni per difendere la relazione.

Precauzione 1: Compi scelte sagge.
Evita di trascorrere del tempo superfluo con qualcuno del sesso opposto. Ad esempio, se cerchi un allenatore personale in palestra, scegli una persona del tuo stesso sesso.

Precauzione 2: Condividi saggiamente.
Se un giorno ti rendi conto che stai condividendo con qualcuno segreti e intimità su di te e sul tuo matrimonio che non hai condiviso con il/la tuo/a sposo/a, è un segnale di allarme. Anche un legame emotivo con qualcuno, pur non arrivando a diventare sessuale, può danneggiare molto la relazione.

Precauzione 3: Cerca di stare in luoghi pubblici.
Fai il proposito di non darti appuntamento da sola/o con qualcuno dell’altro sesso. Se un/a amico/a ti invita a mangiare o ad accompagnarlo/a, fa’ che venga una terza persona. Non esitare a spiegargli/le, se serve, che hai deciso così con il tuo coniuge. Può servire a dare l’esempio.

Precauzione 4: Non essere ingenuo/a.
La maggior parte della gente che finisce per avere una relazione non voleva averla; l’infedeltà inizia come una relazione innocente che alla fine raggiunge una profondità emotiva che attraversa la linea della fedeltà.

Precauzione 5: Aumenta il tuo “investimento” in casa.
I matrimoni forti si ottengono passando del tempo insieme, ridendo insieme, giocando insieme. Se non hai appuntamenti con il tuo partner, pianifica già appuntamenti per i prossimi mesi e fa’ che trascorrere del tempo insieme sia una priorità.

Precauzione 6: Fa’ attenzione a ciò che pensi.
Se pensi tutto il giorno ai difetti del tuo coniuge, se il tempo che dedichi a pensare a lui/lei si concentra su mancanze e rimproveri, è facile che qualsiasi altra persona possa sembrarti migliore e ti attiri. Scrivi una lista dei punti forti che ti hanno attratto inizialmente nel tuo partner. Sostieni, incoraggia, appoggia e diminuisci le critiche.

Precauzione 7: Non giocare a paragonare.
Tutti abbiamo comportamenti sbagliati, manie ed errori. È ingannevole paragonare tuo/a marito/moglie a un nuovo conoscente, perché non vediamo il nuovo arrivato nel mondo reale, in quello della condivisione del tetto, di curare i bambini alle tre del mattino, di far quadrare i conti…

Precauzione 8: Cerca aiuto.
Cercare aiuto è un segno di forza, non di debolezza. Cerca aiuto chi è disposto a combattere, è un primo passo di forza. Ricorri ai sacramenti, mantieniti saldo nella tua fede, cerca un sacerdote o un terapeuta familiare cristiano, un buon consigliere… Ti daranno una prospettiva serena per stabilire nuove strategie per proteggere, difendere o ricostruire il tuo matrimonio.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

http://it.aleteia.org/2015/05/12/le-8-precauzioni-per-difendere-il-tuo-matrimonio-dallinfedelta/

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Amore coniugale e vita di pietà

Posted on Ottobre 26, 2016 by admin
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famiglia
Abbiamo una grande fortuna, perché il matrimonio non è una cosa fra due, ma fra tre. Chi sarà mai il terzo?, vi starete domandando. Oltre ai due coniugi, infatti, c’è qualche altro che è ancora più interessato a portare avanti il progetto di ogni matrimonio, il progetti di santità di ogni coniuge: Dio.

Cristo ha elevato il matrimonio naturale all’alto rango di sacramento per dare una grazia speciale a ognuno dei due sposi che intraprendono questo cammino appassionante di formare una nuova ‘chiesa domestica’; inoltre, non ci lascia soli, ma si intromette nella nostra vita ed è come se ci dicesse: “Io mi lascio coinvolgere in tutto ciò che è vostro, piccolo o grande, permanente o effimero; percorrerete i miei sentieri, vivrete momenti di ogni genere, andremo a Nazaret, a Betania… e sul Calvario; ma non finisce qui, perché poi vi sarà anche la Risurrezione: abbiate fiducia perché io sarò sempre con voi durante tutte le vostre giornate”.

Diceva san Josemaría, “Il matrimonio è fatto perché quelli che lo contraggono vi si santifichino e santifichino gli altri per mezzo di esso: perciò i coniugi hanno una grazia speciale, che viene conferita dal sacramento istituito da Gesù Cristo. Chi è chiamato allo stato matrimoniale, trova in esso, con la grazia di Dio, tutti i mezzi necessari per essere santo, per identificarsi ogni giorno di più con Gesù e per condurre verso il Signore le persone con cui vive”.

La vita coniugale è un autentico itinerario di santità cristiana e il segreto che ogni coppia di coniugi cerca di scoprire per ottenere la felicità, consiste nel fare la Sua volontà in ogni situazione e amare molto, molto, come Egli ci ha amato. Per questo, in una famiglia, quando uno è dipendente dagli altri, è più felice perché allora della sua felicità si occupano gli altri e, naturalmente, Dio: Egli non delude mai.

Come ci ha detto Papa Francesco nella sua catechesi sulla famiglia, “la sapienza della creazione di Dio: Egli ha affidato alla famiglia, non la cura di una intimità fine a se stessa, ma l’emozionante progetto di rendere ‘domestico’ il mondo. La famiglia è all’inizio, alla base di questa cultura mondiale che ci salva; ci salva da tanti, tanti attacchi, tante distruzioni, da tante colonizzazioni, come quella del denaro o come quelle ideologie che minacciano tanto il mondo. La famiglia è la base per difendersi”.

In questo senso, vale la pena ricuperare il significato del matrimonio sacramentale. Non soltanto come un evento festivo o familiare – anche se lo è –, ma perché comprendiamo sino in fondo ciò che si sta per fare: la reciproca donazione-accettazione delle nostre persone nella loro coniugalità, partecipando del mistero d’amore fra Cristo e la sua Chiesa. Ecco perché la tappa del fidanzamento è tanto cruciale per cominciare a mettere Dio al centro della nostra vita personale: così che arrivi a far parte di un tu, di un io e di un noi aperto ai figli e ad altre famiglie. L’uomo non potrà trarre il meglio dalla donna se non sta vicino a Dio, e la donna non potrà trarre il meglio dall’uomo se non sta vicino a Dio. Stare o non stare vicino a Dio è la chiave per la felicità coniugale.

Inoltre, con la nostra vita coniugale possiamo essere- senza alcun merito da parte nostra – luce per gli altri: una luce che mostri – anche senza parole – che Dio è nella nostra vita perché, nei nostri rapporti coniugali e nella nostra famiglia, le cose si soprannaturalizzano con naturalezza; non facciamo nulla di strano: lavoriamo come gli altri, usciamo e ci distraiamo come gli altri, ridiamo come gli altri, abbiamo le preoccupazioni caratteristiche della nostra età, i sogni, le chimere che forse diverranno realtà e forse no. Ma faremo in modo di mettere tutto nelle mani di Dio: questa è la differenza… e viviamo ogni cosa con una gioia di fondo, perché se abbiamo un figlio con dei problemi, o se sembra che i figli non arrivano, se c’è una malattia, piangeremo come gli altri, ma con i piedi sulla terra e gli occhi rivolti al cielo.

La carità “porterà a condividere le gioie e le eventuali amarezze – ci ricorda san Josemaría –; a saper sorridere dimentichi delle proprie preoccupazioni per prendersi cura degli altri; ad ascoltare il proprio coniuge e i figli, dimostrando loro che li si ama e li si comprende davvero; a superare i piccoli attriti che l’egoismo tende a ingigantire; a svolgere con amore sempre nuovo i piccoli servizi di cui è intessuta la convivenza quotidiana.”.

Pregare insieme in famiglia – rispettando la libertà e l’età di ognuno dei figli: la fede si trasmette, non s’impone – è una cosa che la tradizione cristiana raccomanda perché, attraverso queste piccole ma concrete pratiche di pietà familiari, la fede è stata trasmessa generazione dopo generazione: pregare al mattino – l’offerta a Dio della nostra giornata –, l’Angelus a mezzogiorno e la sera tre Avemaria; invocare Dio all’inizio di un viaggio; assistere insieme alla Messa domenicale; e magari recitare in famiglia il Rosario perché, come si dice, “la famiglia che prega unita rimane unita”, però sempre. Tra queste pratiche di pietà è molto familiare la benedizione della tavola, come ci ricorda l’enciclica Laudato si’: “Un’espressione di questo atteggiamento [contemplativo davanti alla creazione] è fermarsi a ringraziare Dio prima e dopo i pasti. Propongo ai credenti che riprendano questa preziosa abitudine e la vivano con profondità. Tale momento della benedizione, anche se molto breve, ci ricorda il nostro dipendere da Dio per la vita, fortifica il nostro senso di gratitudine per i doni della creazione, è riconoscente verso quelli che con il loro lavoro forniscono questi beni, e rafforza la solidarietà con i più bisognosi”.

Noi sposi abbiamo il dovere coniugale dell’aiuto reciproco, promesso il giorno del nostro matrimonio, e aiutare l’altro vuol dire dargli la possibilità di trarre il meglio, certamente aiutandolo a stare vicino a Dio – senza amareggiarlo o importunarlo indebitamente; infatti, il migliore e più efficace modo di attirare a Dio, il compelle intrare (Lc 14, 23) del Vangelo, consiste nell’amare e pregare per il coniuge e per i figli –, perché la cosa più importante per ognuno di noi è portare il coniuge in cielo, ma aiutandolo ad apprezzare il bene in se stesso.

Dobbiamo rispettare i tempi di ognuno e dobbiamo affrontare le eventuali crisi: con la presenza, la compagnia, la preghiera, ma senza opprimere. Dobbiamo curare anche l’inverso: rispettare l’altro nei suoi momenti di intimità con Dio, se l’altro non pensa di condividerli, è cosa che non deve intralciare i rapporti coniugali, ma deve arricchirli. Importante è il rispetto reciproco, soprattutto in ciò che riguarda la coscienza, che è il luogo in cui ognuno apre la sua interiorità al Signore, il luogo in cui la nostra libertà prende le decisioni più importanti della propria vita. L’intimità con Dio è personale e ognuno deve scoprire la via personale che lo porta a Lui, che passa certamente attraverso il coniuge: questo non fa altro che arricchire entrambi.

Dio ha voluto coinvolgersi con noi nell’avventura del matrimonio, perché lo ha voluto, perché ci ama profondamente e vuole la nostra felicità; ma anche perché vuole che siamo luce per gli altri e che formiamo un’autentica ‘Chiesa domestica’ con i nostri figli. “Nella misura in cui la famiglia cristiana accoglie il Vangelo e matura nella fede diventa comunità evangelizzante […]. Questa missione apostolica della famiglia è radicata nel battesimo e riceve dalla grazia sacramentale del matrimonio una nuova forza per trasmettere la fede, per santificare e trasformare l’attuale società secondo il disegno di Dio”. Com’è grande la missione alla quale Dio ha chiamato gli sposi e che ha messo nelle loro mani! Quale meravigliosa responsabilità è l’essere presenti nella nascita di una società rinnovata dalla carità di Cristo e quale imperiosa necessità è il Suo aiuto!

Rosamaría Aguilar

http://opusdei.org/it/article/amore-coniugale-e-vita-di-pieta/

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9 abitudini che possono distruggere un rapporto sano

Posted on Ottobre 3, 2016 by admin
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coppia
1) MINACCIARE DI FARLA FINITA SENZA AVERNE DAVVERO L’INTENZIONE
Una discussione qualsiasi ed ecco la frase “Allora facciamola finita”. Per una persona che ama davvero, la minaccia della fine di un rapporto è molto dolorosa. Se siete la persona che ha l’abitudine di dire una cosa del genere in qualsiasi discussione, osservate la reazione dell’altra persona. Avete capito che fa male? Ma attenzione! Se dopo agite come se non lo aveste mai detto, a un certo punto la paura della fine smetterà di esistere e vi troverete di fronte a questa risposta: “Vuoi farla finita? Era ora!”, correndo il rischio di non vedere più la persona che avete davanti.

2) ESIGERE ATTENZIONE O DISCIPLINA IN MODO ESAGERATO
Ovviamente desideriamo essere partner attenti, ma non bisogna trasformare questa necessità in un martirio per l’altro. L’eccesso di richieste (non hai chiamato quando hai detto che lo avresti fatto, non hai risposto subito al messaggio, non hai fatto esattamente quello che avevamo stabilito ecc.) può finire per soffocare e farvi vedere come una persona egoista, che si comporta come se l’altro ruotasse intorno a sé.

3) ASPETTARE SEMPRE CHE SIA L’ALTRO A CHIEDERE SCUSA
In un rapporto sano, non importa chi ha sbagliato. È proprio nel momento in cui sbagliamo che abbiamo bisogno di comprensione. Dimostratela, senza far sì che l’altro si umili davanti a voi. Se l’errore non è stato vostro e non pensate di dover chiedere scusa, sappiate che anche così la maggior parte delle volte un po’ di buonumore risolve le cose.

4) CATTIVO UMORE
Ci sono persone che diventano di cattivo umore per qualsiasi motivo, e questo fa sì che il partner abbia la sensazione di camminare sulle uova, arrivando all’esaurimento.

Se avete problemi d’umore, cercate un aiuto professionale. Il vostro partner non è obbligato ad adeguarsi continuamente ai cambiamenti ingiustificati del vostro umore.

5) NON AIUTARE MAI NEI COMPITI DOMESTICI
In un mondo moderno, in cui entrambi i coniugi lavorano, non c’è nulla che sfinisca di più del fatto di doversi occupare della casa, della biancheria, dei figli, della macchina e dei pasti da soli.

Ci sono partner che si rifiutano di aiutare perché a casa dei genitori non hanno mai dovuto farlo, o semplicemente perché non amano quei compiti. Bisogna comunque ricordare che anche l’altro può non amare quelle attività ma svolgerle comunque per il benessere familiare, e allora perché non ricambiare?

6) CHIUDERSI NELLA ROUTINE
Il lavoro, i doveri, gli impegni, il traffico… tutto cospira per farci vivere nell’armonia più perfetta con la routine. Aspettate. Non c’è niente di male nella routine, anzi, quasi sempre apporta quella sensazione di stabilità di cui hanno bisogno i rapporti solidi. Spezzarla, tuttavia, è un ingrediente obbligatorio per non uccidere la relazione per noia. Inventate un breve viaggio, una notte fuori, una gita in macchina, un gelato al bar dell’angolo, un biglietto nella tasca, una foto di entrambi sul parasole della macchina con un una frase affettuosa…

Tutto questo risveglia il rapporto e scalda il cuore. La mancanza di questo “movimento” può portare l’altro a trovare emozioni in cui voi non siete presenti.

7) NON LODARE MAI LA BELLEZZA FISICA DELL’ALTRO
Alcune persone non hanno l’abitudine di dire che trovano il partner bello, attraente, seduttore, forte ecc. Lo pensano ma non lo dicono mai.

Sappiate che dire apertamente che trovate bello il vostro partner lo fa sentire amato, e credetemi, non c’è niente di più stimolante.

Se la vostra metà si sente amata, la sua autostima e la sua sicurezza aumentano, non dimenticatelo.

8) PERMETTERE CHE FAMILIARI O AMICI OFFENDANO IL PROPRIO PARTNER
A vostra sorella non piace il vostro nuovo partner, vostra madre pensa che non sia adatto a voi, vostro padre dice che ha la faccia di uno che non vale niente,un vostro amico ci scherza su.

Spesso, senza fondamento reale, familiari e amici si sentono nelle condizioni di dire cose offensive sul vostro partner senza alcun riguardo per il fatto che questo possa farvi soffrire, solo perché sentono che la vostra attenzione nei loro confronti è minacciata dalla presenza della persona che avete scelto.

Questo tipo di condotta dev’essere bloccata fin dal primo episodio. Chiarite che è quella la persona che avete scelto ed esigete rispetto per lei. Evitate che si debba difendere davanti a perfetti sconosciuti.

Se non sapete prendere posizione per preservare il vostro partner di fronte alla vostra famiglia e ai vostri amici, correte il rischio che l’altro si senta non rispettato, esposto e abbandonato da voi. Se questo accade e il vostro partner è una persona dotata di amor proprio, opterà per l’uscita d’emergenza più vicina.

9) MANCANZA DI SOSTEGNO MORALE
Non c’è cosa peggiore che cercare l’aiuto del partner di fronte a una frustrazione e non trovarlo, o vedere il proprio problema minimizzato.

A volte il vostro partner può aver avuto una pessima giornata, può aver perso il cellulare, una riunione importante, l’impiego, può aver avuto un incidente con la macchina o avere solo una giornata di malinconia. In giorni di questo tipo, non dovete inventare niente di strano. Vi assicuro che l’unica cosa che l’altro si aspetta davvero da voi è sentirvi dire: “So che hai avuto una brutta giornata, ma sono qui al tuo fianco e supereremo la cosa o troveremo insieme una soluzione”. Può essere che questo risolva già il 90% del problema.

http://it.aleteia.org/2016/04/06/9-abitudini-che-possono-distruggere-un-rapporto-sano

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3 consigli per gestire il conflitto di coppia

Posted on Marzo 26, 2016 by admin
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Sei una persona che è solita andare dritta al punto e non importa se questo aprirà un conflitto con il tuo partner? Oppure eviti appositamente degli argomenti proprio perché questi porterebbero a delle accese discussioni fra di voi? Valutando queste due strategie, si può dire che si tratta di due eccessi, di due reazioni estreme. Come sempre, invece, l’atteggiamento più equilibrato sta proprio nel mezzo. Ma vediamo meglio.

Oltre il conflitto. La giusta via di mezzo

L’approccio migliore sarebbe quello di scegliere le battaglie che valgono veramente la pena di essere combattute.
Naturalmente, adottare questo tipo di atteggiamento non è sempre cosa facile, soprattutto perché non è così chiaro discernere le questioni che davvero valgono la pena di essere discusse da quelle che invece sono irrilevanti.
Tuttavia, se si prendono in considerazione i prossimi tre passi, è possibile guardare ai conflitti secondo una diversa prospettiva.

1. Calma le tue emozioni

Il sentirsi insicuri è una delle sensazioni più dannose all’interno di un rapporto di coppia. Dà vita a comunicazioni cariche di emotività che spesso complicano e appesantiscono la situazione. Per cui, quando ci si sente incerti, la strategia migliore è quella di astenersi dal portare una questione complicata. Perché? Semplicemente perché quando ci sentiamo insicuri, ci predisponiamo mentalmente in una posizione difensiva contro una possibile minaccia proveniente da un “nemico immaginario”. Questo non è certamente un buon atteggiamento per affrontare un conflitto, soprattutto in un relazione affettiva.
E poi, quando non proviamo insicurezza, magari sentiamo invece rabbia, frustrazione o paura. In linea generale nessuna di queste emozioni è una buona consigliera nel momento in cui affrontiamo un conflitto. Per cui la miglior strada da perseguire in questi casi, prima di affrontare il partner, è quella di imparare a calmarsi. Quando le emozioni prendono il sopravvento, vediamo il mondo attraverso di esse. È come se avessimo un filtro colorato che tinge il mondo di quella tonalità e ci impedisce di comportarci in maniera obiettiva, razionale e flessibile. Pertanto, la prima regola per affrontare un conflitto è assicurarsi che le nostre emozioni non stiano condizionando la nostra mente e che siamo ben disposti ad accogliere le argomentazioni dell’altra persona.

2. Concentrati sugli aspetti positivi del tuo partner

Spesso, quando soffriamo, ci concentriamo solo sugli aspetti negativi dell’altra persona. Tuttavia, se si vuole veramente che la discussione abbia un buon fine, è meglio concentrarsi sulle ragioni per cui lo amiamo. Si tratta di un semplice cambiamento di prospettiva, ma che fa una grande differenza: questo atteggiamento permette di non affrontare il conflitto con un tono minaccioso e accusatorio, ma con una energia più tranquilla e propositiva, unita all’intenzione di risolvere il problema. Quando riconosciamo gli aspetti positivi degli altri, otteniamo l’abbassamento delle loro difese e di conseguenza un atteggiamento più aperto al dialogo.

3. Non farti condizionare dalle tue aspettative

Tutti noi, in maniera consapevole o no, nutriamo delle aspettative verso le persone con cui ci relazioniamo e non fanno certamente eccezione le relazioni di coppia. Anzi, in un rapporto di coppia, sono soprattutto le aspettative che nutriamo nell’altro a trasformarsi in veri e propri ostacoli che intralciano la relazione, specialmente le aspettative non verbalizzate, quelle appunto non dette. Pensate a quante volte avreste voluto che l’altra persona si fosse comportata in un determinato modo piuttosto che in un altro, per esempio: che vi avesse regalato un sorriso invece che un maglione costoso che non vi corrisponde affatto o che avesse avuto in quel preciso momento delle attenzioni che invece non ha avuto. Quando le aspettative vengono deluse possono nascere sentimenti di rabbia, frustrazione e delusione. In queste situazioni basta un attimo, una parola fuori posto che si accende la miccia che da il via ad un conflitto.
Prima di aprire al conflitto, in questi casi è utile tornare al punto 1 di cui sopra, e fare una breve analisi su che tipo di ruolo stanno giocando le nostre aspettative in quel momento. Qual’è il mio livello di responsabilità in tutto ciò? Perché penso che l’altro debba intuire o essere a conoscenza di ciò che mi aspetto da lui senza averglielo mai comunicato prima? Quello che sto per dire suonerà un po’ forte, ma in questi casi è utile, prima di accusare l’altro, guardare dentro noi stessi per scoprire che siamo probabilmente parte del problema.
È utile tenere a mente che i conflitti non si risolvono in una notte e di solito ci vuole una buona dose di impegno e attenzione da parte di entrambi. Imparando a conoscersi e lavorando sulle proprie aspettative si riesce un po’ alla volta ad assumere un atteggiamento più realistico e collaborativo circa la risoluzione dei conflitti, il che facilita e migliora certamente il clima del rapporto di coppia.

(quipsicologia.it)

(Altre informazioni sull’empatia)

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