Empatici: idee per migliorare l'empatia

"È di fondamentale importanza promuovere nella società la crescita del livello di empatia, affinché nessuno rimanga indifferente alle invocazioni di aiuto del prossimo" (Papa Francesco, 29 aprile 2016).

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3 consigli per gestire il conflitto di coppia

Posted on Marzo 26, 2016 by admin
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Sei una persona che è solita andare dritta al punto e non importa se questo aprirà un conflitto con il tuo partner? Oppure eviti appositamente degli argomenti proprio perché questi porterebbero a delle accese discussioni fra di voi? Valutando queste due strategie, si può dire che si tratta di due eccessi, di due reazioni estreme. Come sempre, invece, l’atteggiamento più equilibrato sta proprio nel mezzo. Ma vediamo meglio.

Oltre il conflitto. La giusta via di mezzo

L’approccio migliore sarebbe quello di scegliere le battaglie che valgono veramente la pena di essere combattute.
Naturalmente, adottare questo tipo di atteggiamento non è sempre cosa facile, soprattutto perché non è così chiaro discernere le questioni che davvero valgono la pena di essere discusse da quelle che invece sono irrilevanti.
Tuttavia, se si prendono in considerazione i prossimi tre passi, è possibile guardare ai conflitti secondo una diversa prospettiva.

1. Calma le tue emozioni

Il sentirsi insicuri è una delle sensazioni più dannose all’interno di un rapporto di coppia. Dà vita a comunicazioni cariche di emotività che spesso complicano e appesantiscono la situazione. Per cui, quando ci si sente incerti, la strategia migliore è quella di astenersi dal portare una questione complicata. Perché? Semplicemente perché quando ci sentiamo insicuri, ci predisponiamo mentalmente in una posizione difensiva contro una possibile minaccia proveniente da un “nemico immaginario”. Questo non è certamente un buon atteggiamento per affrontare un conflitto, soprattutto in un relazione affettiva.
E poi, quando non proviamo insicurezza, magari sentiamo invece rabbia, frustrazione o paura. In linea generale nessuna di queste emozioni è una buona consigliera nel momento in cui affrontiamo un conflitto. Per cui la miglior strada da perseguire in questi casi, prima di affrontare il partner, è quella di imparare a calmarsi. Quando le emozioni prendono il sopravvento, vediamo il mondo attraverso di esse. È come se avessimo un filtro colorato che tinge il mondo di quella tonalità e ci impedisce di comportarci in maniera obiettiva, razionale e flessibile. Pertanto, la prima regola per affrontare un conflitto è assicurarsi che le nostre emozioni non stiano condizionando la nostra mente e che siamo ben disposti ad accogliere le argomentazioni dell’altra persona.

2. Concentrati sugli aspetti positivi del tuo partner

Spesso, quando soffriamo, ci concentriamo solo sugli aspetti negativi dell’altra persona. Tuttavia, se si vuole veramente che la discussione abbia un buon fine, è meglio concentrarsi sulle ragioni per cui lo amiamo. Si tratta di un semplice cambiamento di prospettiva, ma che fa una grande differenza: questo atteggiamento permette di non affrontare il conflitto con un tono minaccioso e accusatorio, ma con una energia più tranquilla e propositiva, unita all’intenzione di risolvere il problema. Quando riconosciamo gli aspetti positivi degli altri, otteniamo l’abbassamento delle loro difese e di conseguenza un atteggiamento più aperto al dialogo.

3. Non farti condizionare dalle tue aspettative

Tutti noi, in maniera consapevole o no, nutriamo delle aspettative verso le persone con cui ci relazioniamo e non fanno certamente eccezione le relazioni di coppia. Anzi, in un rapporto di coppia, sono soprattutto le aspettative che nutriamo nell’altro a trasformarsi in veri e propri ostacoli che intralciano la relazione, specialmente le aspettative non verbalizzate, quelle appunto non dette. Pensate a quante volte avreste voluto che l’altra persona si fosse comportata in un determinato modo piuttosto che in un altro, per esempio: che vi avesse regalato un sorriso invece che un maglione costoso che non vi corrisponde affatto o che avesse avuto in quel preciso momento delle attenzioni che invece non ha avuto. Quando le aspettative vengono deluse possono nascere sentimenti di rabbia, frustrazione e delusione. In queste situazioni basta un attimo, una parola fuori posto che si accende la miccia che da il via ad un conflitto.
Prima di aprire al conflitto, in questi casi è utile tornare al punto 1 di cui sopra, e fare una breve analisi su che tipo di ruolo stanno giocando le nostre aspettative in quel momento. Qual’è il mio livello di responsabilità in tutto ciò? Perché penso che l’altro debba intuire o essere a conoscenza di ciò che mi aspetto da lui senza averglielo mai comunicato prima? Quello che sto per dire suonerà un po’ forte, ma in questi casi è utile, prima di accusare l’altro, guardare dentro noi stessi per scoprire che siamo probabilmente parte del problema.
È utile tenere a mente che i conflitti non si risolvono in una notte e di solito ci vuole una buona dose di impegno e attenzione da parte di entrambi. Imparando a conoscersi e lavorando sulle proprie aspettative si riesce un po’ alla volta ad assumere un atteggiamento più realistico e collaborativo circa la risoluzione dei conflitti, il che facilita e migliora certamente il clima del rapporto di coppia.

(quipsicologia.it)

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10 idee valide per la tua famiglia

Posted on Febbraio 9, 2016 by admin
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familia
1. Disponibilità
Consiste nel dedicare tempo (proprio quello di cui meno disponiamo) ai nostri figli e al nostro coniuge. A un’adolescente, per esempio, non puoi dire: “Di questo, cara, riparleremo sabato, con tranquillità”; e poi sabato tua figlia – 13 anni – prende accordi con un’amica e insieme vanno a fare quello che hanno in mente, perché tu, suo padre, chissà dove sei andato a finire per motivi di lavoro. Bisogna essere disponibili, perché vi sono dei problemi che si risolvono solo nel momento in cui il figlio, prendendo il coraggio a quattro mani, ti chiede di essere ascoltato. Ricordiamo che in realtà i nostri genitori, morendo, ci hanno lasciato soltanto il tempo che ci hanno dedicato. Dedichiamo tempo agli altri.

2. La comunicazione genitori figli: i genitori parlino meno e ascoltino di più
In molte famiglie, quando un padre o una madre dice : “Figlio mio, dobbiamo parlare”, il ragazzo pensa: “Ahi, ahi, burrasca in vista”. Perché? Perché sa che quando i genitori dicono: “Dobbiamo parlare” vogliono dire: “Ti voglio mollare un discorso su un tuo comportamento che non mi è piaciuto”. Come cambierebbero le cose se i genitori facessero un proposito: dedicare il 75% del tempo ad ascoltare e solo il 25% a parlare. Ascoltare i figli – o il coniuge, o chiunque altro – è uno sforzo attivo. Occorre ripiegare il giornale, ridurre il volume della TV, girare la testa verso chi ti sta parlando, guardarlo negli occhi e assumere un’espressione di attenzione. Questo s’intende per ascolto attivo, quello che serve a migliorare l’autostima della tua famiglia.

3. La coerenza dei genitori e l’autoesigenza dei figli
Si è coerenti quando quello che si pensa, si sente, si dice e si fa è una sola e medesima co-sa. Non ha senso dire ai bambini stando in poltrona: “Eh, voi, aiutate la mamma a sparecchiare”. Bisogna dare l’esempio, prima di tutto. Tu, padre, devi sparecchiare per 5 giorni, in modo che ti vedano. Il quinto giorno potrai dire a tuo figlio: “Vieni, sparecchiamo insieme”. E due giorni dopo: “Sono orgoglioso di te; ora che hai imparato, puoi sparecchiare da solo”. E lui si sentirà orgoglioso di sparecchiare. Così imparano ad autoesigersi, che è molto meglio che tenerli sotto vigilanza per 24 ore al giorno. Un genitore del genere è potenziatore, motivatore, animatore e protettore allo stesso tempo. Spesso noi chiediamo ai bambini di studiare; ma loro ci vedono studiare, leggere riviste specializzate del nostro settore di lavoro, aggiornarci nella nostra specializzazione? Dobbiamo poter dire: “Guardate, figli: anche noi studiamo”.

4. Avere iniziative, preoccupazioni e buon umore, soprattutto verso il coniuge
Questi tre fattori sono utili per l’autostima familiare. In ogni famiglia, di solito, il buon umore non scarseggia; però la routine è il grande nemico delle relazioni coniugali e di quelle con i figli. Il punto chiave è che nella vita di coppia vi sia creatività e iniziativa, e questo contaggerà tutta la famiglia. Le migliori ore devono essere quelle che si condividono col coniuge. Essere papà o mamma non deve farci dimenticare che siamo “tu e io, affetto, noi”. Creatività e iniziativa proteggono la coppia dalla routine. Quando c’è routine, è facile che uno dei due cerchi la “magia da rimpiangere” fuori casa, in altre relazioni. Invece, se la coppia va bene, i figli faranno tesoro della loro “educazione sentimentale” semplicemente vedendo come si trattano papà e mamma, vedendo che si ammirano, si carezzano, si lodano: che sono complici. “Quando sarò grande tratterò mia moglie come papà tratta mamma”, pensano i bambini, entusiasti. E questo accresce la loro autostima.

5. Accettare i nostri limiti e quelli dei nostri familiari
Devi riconoscere e accettare i tuoi limiti, quelli del tuo coniuge e quelli dei tuoi figli. Però è importantissimo non criticare l’altro davanti a tutti, non criticare il coniuge davanti ai bambini o un bambino davanti ai fratelli, paragonando un fratello “buono” con uno “cattivo”. Questo fa soffrire il figlio e gli toglie autostima. E’ meglio prenderlo da parte e parlargli.

6. Riconoscere e riconfermare quanto vale l’altra persona
Siamo sinceri: non ha senso chiamare “campione” il nostro bambino che non ha mai vinto niente. Se ha perduto una partita di calcio, non chiamarlo campione. Deve imparare a tollerare la frustrazione; ma deve essere sostenuto, questo sì. Dobbiamo sapere anche – grandi e piccoli – che siamo buoni in una cosa e una frana in altre. “Figlio mio, mi sembra che vai bene in A e in B, ma credo che C non sia cosa tua”. Riconfermiamo l’altro in ciò che vale; così si considererà quel che è: una persona che vale.

7. Stimolare l’autonomia personale
Si va diventando buoni man mano che si fanno cose buone. E’ importante che i figli lo capiscano. Quello che si fa è importante: fare cose buone ci fa diventare buoni. Questa idea ci aiuta ad avere un’autonomia personale, a fare le cose per noi stessi, per migliorare noi stessi.

8. Elaborare un progetto personale
Non andrai molto lontano se non sai dove vuoi andare. Non puoi startene tranquillo, perché rischi di restare indietro. Per crescere devi avere un progetto personale e devi preoccuparti dei tuoi, aiutandoli ad esaminare e potenziare i loro progetti.

9. Avere un alto livello di aspirazioni, purché siano realiste
Dobbiamo giostrare tra il possibile e il desiderabile. Se aspiriamo a cose alte, daremo di noi stessi un’ottima valutazione e avremo autostima. Ma, è fattibile? Dobbiamo coniugare un alto livello di aspirazioni con la realtà delle nostre capacità e delle nostre risorse.

10. Scegliamo buoni amici e buone amiche
L’individualismo è il cancro del XXI secolo. Noi e i nostri figli siamo legati a macchine gratificanti: DVD, TV, Internet… Il lavoro solitario va minando la vera amicizia. Gli amici impegnano molto e all’individualista di oggi gli impegni non piacciono!
Eppure abbiamo bisogno più che mai di amici umani, di persone, di grandi e buoni amici, con i quali condividere molte ore, conversazioni sincere e a tu per tu, amicizie vere, che ti sostengano e ti conoscano sino in fondo, che ti accettino con i tuoi difetti e potenzino quello che di meglio è in te. Scegliere amici di questo tipo, per te e per i tuoi, è il miglior investimento.

Aquilino Polaino

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Due parole che possono salvare il vostro matrimonio

Posted on Gennaio 5, 2016 by admin
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L’orgoglio incontrollato può distruggere un matrimonio più velocemente di qualsiasi altra cosa. È una malattia che rovina i legami di amore sacrificale e generoso su cui si dovrebbe fondare ogni matrimonio.

Ma non preoccupatevi: il Grande Medico ha una prescrizione per la malattia mortale dell’orgoglio, nella fattispecie le due paroline potenti ma dolorose alle quali mi sono riferito nel titolo di questo articolo. Quali sono? “Mi dispiace”.

È davvero tanto semplice. Sei stato uno stupido? Hai mandato tutto a rotoli? Chiedi scusa, con convinzione!

A dire la verità, poche cose sono tanto difficili da fare per noi uomini. Chiedere scusa fa male – ridimensiona quell’ego di cui parlavo. Ci fa sentire piccoli. È un bel po’ umiliante, ma bisogna superare le resistenze. Se non imparate ad ammettere i vostri errori e a scusarvene, il vostro matrimonio ne soffrirà. Il risentimento si farà strada, monterà la rabbia e le ferite si allargheranno. Prima che ve ne rendiate conto, i più piccoli disaccordi diventeranno cibo per lotte all’ultimo sangue.

Non importa quanto possiamo progredire in santità, non possiamo mai aspettarci di non peccare. Feriremo le nostre mogli con le nostre parole e le nostre azioni. Ci arrabbieremo e diremo cose di cui ci pentiremo. Ci comporteremo da stupidi. È inevitabile. La domanda è un’altra: quando accade, cosa possiamo fare?

Ho imparato presto nel mio matrimonio il potere di chiedere scusa. Ho perso il conto delle volte in cui sono stato egoista e insensibile nei confronti di mia moglie, ma non appena mi rendo conto di aver commesso un peccato nei suoi confronti mi sforzo di scusarmi e di risistemare le cose il prima possibile. La cosa bella è che mia moglie si affretta sempre a perdonarmi, e spesso si scusa per i suoi peccati se è lei ad essere in torto. Fa male scusarsi? Sì, ogni volta, ma ha mantenuto il nostro matrimonio sano e felice.

I rapporti sani da questa parte del cielo non riguardano il fatto di non peccare mai. Riguardano piuttosto il fatto di imparare a pentirsi e di perdonare settanta volte sette. Siamo in una scuola d’amore, e il nostro Signore vuole insegnarci ad amare come fa lui, sulla via della croce. Uomini, se volete un matrimonio felice imparate a chiedere scusa di cuore. Fatelo tutte le volte che ce n’è bisogno (saranno migliaia). Vi stupirete dei risultati.

Sam Guzman (it.aleteia.org)

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10 consigli per ben litigare (empatia)

Posted on Gennaio 2, 2016 by admin
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litigare

Se, nonostante tutto, dobbiamo proprio litigare… per lo meno non litighiamo davanti ai figli. Queste regole potranno esserci utili…

1. Litigare tenendo l’altro al centro dell’attenzione. I ragionamenti o le ragioni sono sempre meno importanti: non devono mai farmi perdere di vista te e la tua persona. Necessita di guardarsi bene in viso.

2. Ascoltare l’altro significa cercare di captare le parole e i sentimenti che si trovano dietro le parole; evitare di intervenire sempre, senza lasciare spazio al partner per dire la sua.

3. Capire bene il messaggio che viene comunicato, in modo obiettivo, senza prenderlo come una critica o come una mancanza di amore e rispetto.

4. Focalizzare correttamente il vero problema, ossia determinare con chiarezza qual è il nocciolo dell’argomento.

5. Non rifarsi al passato: è inutile tirar fuori quello che è accaduto prima dell’attuale litigio.

6. Riflettere bene prima di replicare; non si devono formulare accuse fondate solo su intuizioni, sospetti o sentito dire.

7. Dimostrare buona volontà, affermando il proprio desiderio di trovare qualche soluzione; discutere e cercare di accettare insieme una soluzione non propria.

8. Esaminare insieme e con serenità le soluzioni o le alternative proposte dal coniuge; esprimere con sincerità ciò che si pensa a favore o contro questa o quell’altra soluzione. Decidere insieme la soluzione non significa arrendersi, ma cercare il bene migliore per tutti, anche se costa.

9. A volte è molto utile ricorrere a una terza persona, o a una coppia amica o a un consultorio per verificare insieme.

10. Dimenticare e perdonare. Dimenticare ciò che è successo significa decidere di chiudere il fatto nel “museo coniugale”, senza più tirarlo fuori nelle discussioni. Perdonare con tutto il cuore, perché ci sono state e ci saranno ancora situazioni in cui anche noi possiamo sbagliare. Non rifiutare di dare o di ricevere il perdono.

Tiziano (sposa.ilbello.com)

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