L’empatia e le altre virtù

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Ogni virtù cresce con lo sviluppo delle altre virtù e decresce fino a sparire quando non viene accompagnata da altre virtù. Non è immaginabile, per esempio, la carità senza la generosità, senza la compassione o senza l’umiltà.
Per questo chi mette tutta l’attenzione su una virtù e trascura le altre non riuscirà mai a progredire nemmeno in quella.
Nella vita sociale la simpatia è una delle virtù fondamentali e poggia principalmente sull’allegria, il buon umore, l’ottimismo, l’affabilità e l’empatia.
Quando dobbiamo consolare una persona che soffre ci serve moltissimo l’empatia con le virtù più vicine che in questo caso sono: la capacità di ascolto, la compassione e l’amabilità.
Anche quando dobbiamo correggere persone adolescenti o mature, l’empatia passa a essere più importante della simpatia e poggia principalmente sulla serenità, l’amabilità, la compassione e la fortezza.
Nel caso dei bambini curiosamente è più importante la giustizia. Invece, esagerare nell’ascolto e nel dialogo prima di correggere può confondere il bambino.
La democrazia nelle decisioni familiari, ogni persona un voto, non si può vivere con i bambini senza cadere nel disordine e nell’arbitrarietà. Il bambino ha bisogno di affetto e simpatia, ma anche di indicazioni e di regole, uguali dai due genitori, che gli diano sicurezza.
Per tanto, le virtù fanno sempre gioco di squadra, tutte sono importanti, nessuna si deve trascurare e nessuna deve essere sempre la protagonista principale, devono essere regolate dalla virtù della prudenza che dovrà stimolarle, non frenarle.

Álvaro Gámiz

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6 consigli per migliorare l’empatia

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1) Impara ad ascoltare
Siamo certi di ascoltare le esigenze degli altri, oltre che le nostre? Ascoltare non significa semplicemente aspettare il proprio turno per parlare, né stare in silenzio e annuire. Significa piuttosto essere attivamente in ascolto dei bisogni dell’altra persona, cercare di entrare nel mondo dell’altro, anche se non lo condividiamo. É solo in questo modo che possiamo renderci conto di ciò che non viene detto, ovvero delle preoccupazioni e delle paure dell’altro.

2) Riconosci le emozioni
Le emozioni sono importanti perché sono il ponte di collegamento tra noi e ciò che è importante per noi. Quando qualcuno sta condividendo le proprie emozioni, siano esse positive o negative, poniamoci in ascolto e riconosciamole. Così facendo, permettiamo all’altra persona di scaricarsi e sentirsi ascoltata e capita. Di conseguenza, le emozioni positive aumenteranno e quelle negative piano piano se ne andranno. Pensa alle tue interazioni: quanto incoraggi elaborazioni e chiarificazioni con gli altri? Quanto riconosci le loro e le tue emozioni?

3) Gestisci le tue emozioni
Una volte riconosciute le emozioni, è importante saperle gestire. Non possiamo controllare gli eventi che ci accadono né le azioni o i pensieri degli altri, ma abbiamo pieno controllo sul nostro modo di reagire ad essi e sulla capacità di esprimere e comunicare i nostri sentimenti e le nostre emozioni. Mettendoci nei panni di un osservatore, saremo in grado di guardare i nostri sentimenti con il distacco necessario e questo gioverà alla relazione con gli altri. Quando magari ci “scontriamo” con un’altra persona, è facile lasciare che la rabbia e il risentimento prendano il sopravvento e ci irrigidiscano, allontanandoci da lei. Meglio fare tre respiri profondi e riportare il controllo sulla nostra emotività per gestire la situazione in modo più costruttivo per entrambi.

4) Riconosci la ricchezza degli altri
Ogni relazione, dalla più superficiale a quella più intima e profonda, è un’occasione per imparare ed arricchirsi. É un’opportunità per scambiarsi opinioni, considerare un nuovo punto di vista, far nascere nuove idee, migliorarci come persone. Nessuno è mai una perdita di tempo, anzi. Cerca di vedere le altre persone come un’occasione per fare luce su te stessa/o, un’altra voce che non avevi ancora sentito.

5) Metti da parte i giudizi
Quando ci poniamo attivamente in ascolto dei bisogni dell’altra persona, è importante mettere da parte i giudizi, dei fili invisibili che ci allontanano dalle persone e ci impediscono di conoscerle veramente, oltre al bagaglio emozionale che si portano dietro. In quanto esseri sociali, abbiamo bisogno di poterci fidare degli altri, e di ricevere a nostra volta rispetto e fiducia. Ma in che modo critica e giudizio fanno germogliare il rispetto e la fiducia? A chi piace essere criticato e giudicato? A volte non ci accorgiamo neanche che stiamo giudicando e di come questo stia limitando la nostra visione del mondo e rovinando le nostre relazioni. In quanto esseri umani abbiamo il potere di bene-dire o di male-dire noi stessi e gli altri. Quali parole escono dalla nostra bocca? Sono parole (e pensieri) di stima, di approvazione, di incoraggiamento o di giudizio e di critica? Ci avvicinano o ci allontanano dagli altri?

6) Evita di imporre il tuo punto di vista
Quando qualcuno si sta aprendo a noi e ci chiede un consiglio, potremmo cadere nella tentazione di “salire in cattedra” e dire come si dovrebbe comportare, seguendo la nostra mappa di pensieri, anziché quella dell’altra persona. É molto più gratificante e costruttivo, ascoltare attivamente e lasciare che l’altra persona trovi la soluzione più adatta per sé. Quanto sostieni gli altri nel trovare le loro soluzioni?

Lucia Giovannini (luukmagazine.com)

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Depressione: cosa non dire (empatia)

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“Ma che ti manca?” è una delle tante frasi che sarebbe meglio non dire a chi ha problemi d’ansia o è depresso. Accanto a questa frase ce ne sono altre ancora:

Passerà, è solo una fase.
C’è chi sta peggio di te.
Non ti impegni abbastanza.
Tirati su! Fuori c’è il sole!
Distraiti!
Abbiamo tutti dei problemi.
Tu non vuoi stare meglio.

Cos’hanno in comune tutte queste frasi? In breve, la mancanza di empatia nei confronti della persona che sta male. Disturbi d’ansia e depressione (ma vale per qualsiasi disturbo mentale) non sono modi di essere e vivere che uno si sceglie, almeno non a livello consapevole. E non sono modi di essere e vivere di cui ci si possa sbarazzare semplicemente grazie alla forza di volontà. Ansia e depressione sono comunque il miglior equilibrio che la persona ha trovato in quel momento, un equilibrio doloroso e che fa acqua da tutte le parti, certo, ma che va innanzitutto rispettato. Quello che voglio dire è che, prima di dare consigli, dovremmo cercare di sentire cosa sia la vita per la persona che abbiamo davanti.

Sentire le emozioni degli altri, cioè l’empatia, è però una capacità complessa e scomoda, perché in realtà quello che preferiamo fare è più spesso evitare le emozioni, le nostre e quelle degli altri.

Le frasi che elencavo prima sono tutte prive di empatia e di fatto, minimizzandone la sofferenza, fanno stare peggio la persona a cui sono dirette. Chi le pronuncia può però sentirsi con la coscienza a posto, perché crede di aver detto una buona parola. Quello che ha fatto è invece difendersi dal contatto con il dolore, contatto che fa sempre male e che è una grande seccatura.

Rosalia Giammetta (quipsicologia.it)

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